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Concorrenza in agricoltura: la Commissione UE fa il punto sulle deroghe previste dall’OCM

La relazione 2017-2025 analizza cooperazione tra produttori, organizzazioni interprofessionali, accordi di sostenibilità e indagini antitrust. Nel latte, la negoziazione collettiva ha riguardato il 22% delle consegne UE nel 2024

La Commissione europea ha presentato il 9 luglio la relazione periodica sull’applicazione delle norme di concorrenza nel settore agricolo Ue, prevista dal regolamento sull’Organizzazione Comune dei Mercati. Il documento copre il periodo compreso tra luglio 2017 e luglio 2025 e analizza il ricorso alle esclusioni dalle regole generali di concorrenza, i pareri forniti dalla Commissione e le indagini antitrust condotte dalle autorità competenti nel comparto agricolo.

L’agricoltura occupa una posizione specifica nel diritto europeo della concorrenza. Le norme dell’OCM prevedono infatti alcune esclusioni dal divieto generale di accordi restrittivi, per tenere conto delle caratteristiche della produzione primaria e degli obiettivi della Politica agricola comune come la stabilizzazione dei mercati e la sicurezza degli approvvigionamenti.

La relazione esamina in particolare il ruolo delle Organizzazioni di Produttori (OP), delle loro associazioni e delle Organizzazioni Interprofessionali. Le prime possono consentire ai produttori di cooperare su pianificazione, concentrazione dell’offerta, ottimizzazione dei costi e negoziazione collettiva dei contratti. Le seconde favoriscono il coordinamento verticale tra le diverse fasi della filiera, anche su qualità, informazione, promozione, ricerca e trasparenza del mercato.

Nel latte cresce il ricorso alla negoziazione collettiva

Il comparto lattiero-caseario è uno dei settori in cui gli strumenti previsti dall’OCM hanno maggiore rilievo. Secondo la relazione, nel 2024 la negoziazione collettiva ha riguardato 32,3 milioni di tonnellate di latte crudo, pari a circa il 22% delle consegne totali dell’Unione europea.

Il dato conferma un ricorso significativo agli strumenti di cooperazione ammessi dalla normativa europea, in particolare attraverso le Organizzazioni di Produttori riconosciute. La possibilità di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali rappresenta una delle principali deroghe previste per il settore latte, introdotta per rafforzare il potere negoziale degli allevatori nei confronti dei primi acquirenti.

La Commissione segnala tuttavia che le possibilità offerte dal quadro normativo non sono ancora pienamente utilizzate in tutti gli Stati membri e in tutte le filiere. Secondo il rapporto, una maggiore partecipazione alle forme di cooperazione strutturata potrebbe contribuire a rafforzare la posizione dei produttori agricoli lungo la catena del valore.

Accordi di sostenibilità e pareri preventivi

La relazione dedica attenzione anche agli accordi di sostenibilità introdotti nel quadro OCM. La normativa consente agli operatori del settore agricolo di cooperare per raggiungere standard di sostenibilità più elevati rispetto a quelli obbligatori per legge, senza incorrere automaticamente in violazioni delle norme antitrust.

Gli accordi possono riguardare obiettivi ambientali, riduzione dell’uso di fitofarmaci, benessere animale, salute animale, biodiversità o altre pratiche che superano i requisiti normativi minimi. Il sistema si basa sull’autovalutazione degli operatori, ma prevede anche la possibilità di chiedere alla Commissione un parere preventivo, per ottenere maggiore certezza giuridica sull’applicazione delle norme.

Secondo la Commissione, questo strumento può favorire iniziative collettive orientate alla sostenibilità, purché rispettino le condizioni previste dalla normativa e restino collegate a obiettivi verificabili.

Centodieci indagini concluse nel settore agricolo

Accanto alle esclusioni previste dall’OCM, la relazione esamina l’attività di vigilanza antitrust nel settore agricolo. Nel periodo considerato, le autorità garanti della concorrenza hanno concluso circa 110 indagini nel comparto agricolo, mentre altre 20 risultavano ancora aperte.

Le infrazioni più frequenti hanno riguardato accordi orizzontali sui prezzi, limitazioni dei volumi e pratiche di manipolazione delle gare d’appalto. La relazione evidenzia inoltre che circa la metà dei reclami presentati alle autorità proveniva da agricoltori o da loro associazioni.

Il dato indica che il controllo della concorrenza continua a svolgere un ruolo rilevante anche in un settore caratterizzato da deroghe specifiche. L’esistenza di strumenti di cooperazione ammessi dall’OCM non elimina infatti l’applicazione delle norme antitrust nei casi in cui vengano superati i limiti previsti dal quadro europeo.

Le proposte legislative del 2024

La relazione si inserisce nel più ampio percorso di revisione delle norme agricole europee. Alla fine del 2024 la Commissione ha presentato proposte legislative orientate a rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare e a migliorare il funzionamento dei mercati agricoli.

Tra i temi al centro del dibattito figurano la trasparenza dei contratti, la posizione negoziale dei produttori primari, il ruolo delle organizzazioni agricole e il coordinamento lungo la catena del valore. Il rapporto pubblicato a luglio contribuisce a questo confronto fornendo un quadro sull’utilizzo degli strumenti esistenti e sulle criticità emerse nell’applicazione delle regole di concorrenza.

Per il lattiero-caseario, il dato sulla negoziazione collettiva del latte crudo resta uno degli elementi più rilevanti. Il 22% delle consegne europee negoziate attraverso strumenti collettivi mostra che il settore utilizza già in modo significativo le possibilità previste dall’OCM, anche se con differenze tra Paesi e sistemi produttivi.

La Commissione conclude che le esclusioni dalle norme di concorrenza previste per l’agricoltura possono contribuire a sostenere la cooperazione tra produttori e a migliorare il loro ruolo nella filiera. Allo stesso tempo, il numero di indagini antitrust conferma la necessità di mantenere un controllo sull’applicazione concreta delle regole e sui limiti entro cui la cooperazione agricola può essere esercitata.