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Indice FAO in lieve calo a giugno, il dairy arretra dell’1,5%

Prezzi lattiero-caseari giù per tutte le categorie. SMP ancora sopra il 2025, mentre burro e formaggio risentono dell’aumento dell’offerta esportabile

L’Indice FAO dei prezzi alimentari è sceso lievemente a giugno 2026, attestandosi in media a 130,3 punti. Il calo rispetto a maggio è stato di 0,4 punti, pari allo 0,3%, con andamenti differenziati tra le principali categorie merceologiche. Gli aumenti registrati da oli vegetali e carne sono stati compensati dalla flessione di cereali, zucchero e prodotti dairy.

Per il dairy, il mese conferma una fase di pressione sui prezzi internazionali. L’indice FAO dei prodotti lattiero-caseari si è attestato a 117,4 punti, in calo di 1,7 punti rispetto a maggio, pari all’1,5%. Il confronto con giugno 2025 resta molto pesante: l’indice è inferiore di 38,1 punti, cioè del 24,5%, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Il calo ha riguardato tutte le principali categorie dairy, ma con dinamiche diverse. La lettura complessiva è quella di un mercato in cui la maggiore disponibilità di latte e prodotti trasformati nei principali bacini esportatori sta aumentando la concorrenza internazionale, mentre la domanda di importazione non cresce con la stessa intensità.

SMP in lieve calo dopo cinque mesi di rialzi

Il latte scremato in polvere ha registrato una lieve flessione dopo cinque mesi consecutivi di aumenti. La discesa è legata alla ripresa della produzione nell’Unione europea e alla maggiore disponibilità negli Stati Uniti, in un contesto di rallentamento della domanda.

Nonostante il calo mensile, la SMP resta l’unico prodotto lattiero-caseario scambiato ancora nettamente al di sopra dei livelli di giugno 2025. È un elemento significativo, perché conferma che la polvere scremata conserva una dinamica diversa rispetto ad altre categorie dairy, sostenuta da una domanda più selettiva e da equilibri meno appesantiti rispetto a burro, formaggio e WMP.

Il quadro resta però fragile. Se la produzione europea e statunitense continuerà ad aumentare e la domanda internazionale non accelererà, anche la SMP potrebbe perdere parte del sostegno che l’ha caratterizzata nei mesi precedenti.

WMP frenata dalla domanda cinese

Più debole il quadro del latte intero in polvere. I prezzi della WMP sono diminuiti perché la domanda di importazione dalla Cina è rimasta contenuta, continuando a pesare più degli acquisti sostenuti da Sud-est asiatico e Vicino Oriente.

La contrazione stagionale della produzione di latte in Oceania non è stata sufficiente a sostenere i prezzi. Il dato conferma quanto il mercato della WMP resti ancora molto dipendente dalla Cina: quando la domanda cinese rallenta o non riparte in modo deciso, gli acquisti di altre aree non bastano sempre a riequilibrare il mercato.

Per i principali esportatori, in particolare Nuova Zelanda e Oceania, il segnale resta quindi prudente. La WMP continua a essere una categoria sensibile alle variazioni della domanda asiatica e agli stock disponibili nei Paesi importatori.

Indice dairy Fao: burro e formaggio sotto pressione

Anche burro e formaggio hanno registrato un calo dei prezzi a giugno. In entrambi i casi pesa il miglioramento della disponibilità di latte e l’aumento della produzione nell’Unione europea e negli Stati Uniti. La maggiore offerta esportabile ha intensificato la concorrenza sui mercati internazionali.

Per il burro, la pressione deriva soprattutto dall’aumento dell’offerta di grassi lattieri. Dopo una fase molto sostenuta, il mercato appare più esposto al riequilibrio tra disponibilità e domanda. La maggiore produzione nei principali bacini esportatori rende più difficile mantenere i livelli di prezzo raggiunti nei mesi precedenti.

Il formaggio mostra una debolezza ancora più prolungata. Secondo la FAO, i prezzi hanno esteso il trend al ribasso per l’undicesimo mese consecutivo, perché l’offerta destinata all’export continua a superare la domanda globale di importazioni. È un dato rilevante per un mercato in cui il formaggio resta una delle categorie più strategiche per l’Europa, ma anche una delle più esposte alla competizione internazionale, soprattutto quando aumentano i volumi disponibili da UE e Stati Uniti.

Cereali in calo, carne al massimo storico

Il quadro alimentare generale aiuta a leggere meglio il contesto. L’indice FAO dei cereali è diminuito del 3,5% rispetto a maggio, pur restando superiore del 2,7% rispetto a un anno fa. Le quotazioni internazionali del grano sono scese del 4,4%, sostenute dal rapido avanzamento del raccolto e dalle solide prospettive di offerta nella regione del Mar Nero. Anche il mais ha registrato una flessione significativa, pari al 6,2%, per le prospettive di ampie forniture in Sud America e per il calo del petrolio greggio, che ha pesato sulla domanda di biocarburanti.

La carne si muove invece in direzione opposta. L’indice FAO ha raggiunto 131 punti, in aumento dello 0,4% su maggio e del 4% rispetto a giugno 2025, segnando un nuovo massimo storico. L’aumento è stato trainato soprattutto dalla carne avicola e, in misura minore, da quella ovina, mentre la carne bovina ha registrato una lieve flessione, legata soprattutto a quotazioni più basse dall’Australia.

Per il dairy, questo contesto è importante perché incide su costi, margini e competizione tra proteine animali. Il calo dei cereali può alleggerire parte della pressione sui costi di alimentazione animale, mentre la forza della carne continua a influenzare le scelte produttive in alcuni Paesi, in particolare dove il valore dei capi da carne sostiene i margini degli allevatori.

Un mercato dairy più competitivo

Il dato FAO di giugno conferma un mercato lattiero-caseario internazionale più competitivo e meno sostenuto rispetto al 2025. L’aumento della disponibilità di latte in Unione europea e Stati Uniti, la debolezza della domanda cinese su alcune categorie e la maggiore offerta esportabile stanno comprimendo i prezzi.

La flessione dell’indice dairy non va letta come un movimento uniforme. La SMP mantiene un profilo relativamente più solido, pur correggendo dopo mesi di rialzo. La WMP resta frenata dalla Cina. Burro e formaggio subiscono l’effetto dell’aumento della produzione e della concorrenza sui mercati esteri.