Stati Uniti
trasformazione & dintorni

Common names: gli USA preparano la linea dura contro le Dop europee

Gli Stati Uniti preparano una linea più dura contro la tutela internazionale delle indicazioni geografiche europee. Nella proposta di Senate Farm Bill è stata infatti inserita una disposizione bipartisan legata al SAFETY Act, pensata per difendere il diritto delle aziende americane a utilizzare nei mercati esteri nomi alimentari che Washington considera “common names”, cioè denominazioni generiche di libero utilizzo.

Il tema riguarda direttamente il settore lattiero-caseario, perché tra gli esempi citati dai promotori ricorre il termine “parmesan”, da anni al centro dello scontro tra industria americana e sistema europeo delle Dop. Accanto a “parmesan” compaiono anche altri nomi, come “bologna”, utilizzati come esempi di denominazioni che, secondo i sostenitori della proposta, non dovrebbero essere riservate ai produttori europei nei mercati internazionali.

La misura è sostenuta dal Consortium for Common Food Names, organizzazione che rappresenta gli interessi dell’industria americana nella battaglia sui nomi considerati generici. Il direttore esecutivo Jaime Castaneda ha definito la proposta una risposta all’“abuso” delle indicazioni geografiche da parte dell’Unione europea, accusata di usare gli accordi commerciali per limitare l’uso globale di denominazioni ritenute comuni.

Common names: il mandato a USDA e USTR

Il punto centrale del SAFETY Act è trasformare la difesa dei common names in una politica commerciale permanente degli Stati Uniti. La proposta prevede di indirizzare il Dipartimento dell’Agricoltura e lo U.S. Trade Representative a lavorare in modo coordinato per proteggere l’uso di questi nomi nelle trattative internazionali.

In pratica, USDA e USTR sarebbero chiamati a considerare la tutela dei common names una priorità nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali. L’obiettivo è impedire che accordi tra l’Unione europea e Paesi terzi riconoscano in modo esclusivo denominazioni che l’industria americana ritiene ormai entrate nell’uso comune.

Per i promotori, si tratta di proteggere il diritto degli esportatori statunitensi a vendere prodotti con nomi consolidati sui mercati internazionali. Per l’Europa, però, il quadro è opposto: quei nomi non sono semplici descrizioni commerciali, ma elementi di identità, origine, disciplinare e tutela del valore costruito dalle filiere territoriali.

È qui che lo scontro diventa strutturale. Gli Stati Uniti leggono la protezione delle indicazioni geografiche come una barriera commerciale. L’Unione europea la considera invece uno strumento di tutela della proprietà intellettuale agroalimentare.

Il caso “parmesan”

Il termine “parmesan” è il caso più sensibile per il lattiero-caseario. Negli Stati Uniti viene utilizzato da decenni per indicare una categoria ampia di formaggi duri o grattugiati, spesso lontani, oltre che per origine, anche per processo e stagionatura dal Parmigiano Reggiano Dop.

La differenza è sostanziale. Per il sistema europeo, “Parmigiano Reggiano” non è solo una tipologia di formaggio, ma una Dop legata a una precisa area di produzione, a un disciplinare, a controlli e a un Consorzio di tutela. Per l’industria americana, “parmesan” è invece un nome divenuto generico, utilizzabile per prodotti realizzati anche fuori dall’Italia.

Il problema si sposta sempre più nei Paesi terzi. Quando l’Unione europea negozia accordi commerciali con mercati in America Latina, Asia o altre aree del mondo, cerca di far riconoscere e proteggere le proprie indicazioni geografiche. Gli Stati Uniti temono che questo restringa progressivamente gli spazi per esportare prodotti con nomi come parmesan, feta, asiago o gorgonzola, se considerati protetti o evocativi nei Paesi partner.

Per questo il Farm Bill diventa uno strumento politico che non si limita a sostenere il settore agricolo interno, ma prova a definire una linea commerciale di lungo periodo contro l’espansione internazionale del modello europeo delle Dop. È una battaglia sul linguaggio, ma anche sul valore. Chi controlla il nome controlla una parte importante del mercato.

La proposta inserita nel Senate Farm Bill segnala che il confronto tra Stati Uniti e Unione europea sulle indicazioni geografiche non è destinato ad attenuarsi. Al contrario, Washington sembra voler rendere più strutturale la propria opposizione al modello europeo, dando al governo strumenti e mandato politico per contrastare le restrizioni considerate ingiustificate.