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UE-USA, avanti sull’accordo tariffario. Aumenta il potere della politica

Il Parlamento europeo vota sull’attuazione dell’accordo commerciale UE-USA siglato a Turnberry. Il 26 marzo 2026 gli eurodeputati hanno adottato la propria posizione su due proposte legislative che riguardano la riduzione dei dazi, aprendo anche ai prodotti lattiero-caseari statunitensi, ma subordinando tutto al rispetto di condizioni stringenti. Per la filiera europea si tratta di un passaggio rilevante: più accesso per i prodotti USA, ma con strumenti pensati per limitare eventuali squilibri di mercato.

UE-USA: apertura tariffaria anche per il dairy a stelle e strisce

I testi approvati prevedono l’eliminazione della maggior parte dei dazi su beni industriali e l’accesso preferenziale per un ampio paniere di prodotti agroalimentari statunitensi. Tra questi rientrano anche i prodotti lattiero-caseari, insieme a frutta, cereali, semi di soia, carne suina e prodotti trasformati.

Restano invece esclusi i comparti considerati più sensibili per l’Unione europea, come carne bovina, pollame, riso ed etanolo. Per il lattiero-caseario europeo, l’apertura non è tanto un tema di importazioni immediate – che restano limitate – quanto di equilibrio competitivo: l’ingresso facilitato di prodotti USA può aumentare la pressione su alcune categorie, soprattutto nelle commodity.

Clausola di sospensione: stop automatico se Washington alza i dazi

Il punto centrale della posizione del Parlamento è il rafforzamento della clausola di sospensione. Bruxelles potrà bloccare, totalmente o parzialmente, le preferenze tariffarie concesse agli Stati Uniti in diversi casi. Come l’introduzione di nuovi dazi da parte americana, il superamento del tetto concordato del 15% e comportamenti ritenuti distorsivi, come discriminazioni verso operatori europei o pratiche di coercizione economica. È un meccanismo che introduce una forte condizionalità politica: l’accesso al mercato europeo diventa reversibile.

“Sunrise clause”: niente benefici senza rispetto degli impegni

Un altro elemento chiave è la cosiddetta “sunrise clause”, che lega l’entrata in vigore delle concessioni tariffarie al rispetto degli impegni da parte degli Stati Uniti. In particolare, Washington dovrà ridurre i dazi sui prodotti europei legati a acciaio e alluminio entro il limite del 15%. In caso contrario, le preferenze concesse dall’UE potranno essere sospese.

Per le imprese europee – inclusa l’industria lattiero-casearia – significa che l’accordo non sarà automatico, ma condizionato a un equilibrio complessivo delle relazioni commerciali. Il Parlamento ha introdotto anche una clausola di scadenza: il regolamento sarà valido fino al 31 marzo 2028 e potrà essere prorogato solo dopo una nuova valutazione d’impatto. Un elemento non secondario: l’accordo non è strutturato come definitivo, ma come strumento da monitorare e, se necessario, correggere.

Sempre di più, gli accordi commerciali non sono più strumenti di liberalizzazione pura, ma meccanismi condizionati, reversibili e fortemente politicizzati. Per gli operatori, questo significa che il mercato resta aperto, ma sempre meno prevedibile.

E se aumentano le importazioni?

Accanto alle clausole politiche, viene previsto anche un meccanismo tecnico di salvaguardia. La Commissione potrà intervenire sospendendo le agevolazioni tariffarie se le importazioni dagli Stati Uniti dovessero crescere a livelli tali da causare danni all’industria europea. La soglia indicativa è un aumento del 10% delle importazioni per una determinata categoria di prodotti.