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Accordo UE–Australia: dazi azzerati sui formaggi in tre anni. Quote per burro e polveri

L’Unione europea prosegue sulla strategia di apertura commerciale e chiude con l’Australia un accordo chiave anche per il lattiero-caseario. Il 24 marzo 2026 Bruxelles e Canberra hanno infatti concluso i negoziati per il libero scambio avviati nel 2018: un’intesa che elimina quasi totalmente i dazi e ridefinisce le condizioni di accesso reciproco per latte e formaggi.

Per la filiera europea si tratta di un passaggio rilevante non tanto per i volumi immediati, quanto per il posizionamento strategico in un’area ad alta crescita come l’Indo-Pacifico. L’accordo non cambierà gli equilibri nel breve periodo, ma è un tassello della strategia di diversificazione dei mercati, fondamentale in una fase segnata da tensioni commerciali e instabilità geopolitica.

Formaggi in Australia: dazi azzerati con transizione di tre anni

Il cuore dell’accordo riguarda i formaggi, principale voce dell’export lattiero-caseario europeo verso l’Australia. I dazi verranno progressivamente eliminati entro tre anni, consolidando un accesso già oggi relativamente favorevole ma esposto a possibili revisioni tariffarie.

Alcune categorie – tra cui Roquefort, Stilton, Camembert e Brie – risultano già a dazio zero e non subiranno variazioni. Per tutte le altre, l’accordo introduce una certezza regolatoria che finora mancava: il blocco di eventuali aumenti delle tariffe MFN (nazione più favorita).

È proprio questo uno dei punti chiave dell’intesa: più che aprire un mercato oggi chiuso, l’accordo serve a garantire stabilità e prevedibilità per gli esportatori europei.

Latte e derivati: apertura reciproca con contingenti

Sul fronte opposto, anche l’Australia ottiene accesso al mercato europeo a dazio zero per la maggior parte dei prodotti lattiero-caseari. Tuttavia, Bruxelles ha inserito alcuni contingenti tariffari per le categorie più sensibili:

  • 8.000 tonnellate di latte scremato in polvere
  • 5.000 tonnellate di burro
  • 2.000 tonnellate di concentrati proteici del siero (WPC)

Numeri che, nel quadro del mercato europeo, restano contenuti. Le importazioni dall’Australia sono quindi destinate a rimanere marginali, senza impatti significativi sugli equilibri interni, almeno nel breve periodo.

Un accordo più difensivo che espansivo

Dal punto di vista industriale, l’intesa ha una natura più difensiva che offensiva. Il mercato australiano non rappresenta oggi un driver primario per il dairy europeo: nel 2025 l’export UE di prodotti lattiero-caseari si è attestato intorno ai 400 milioni di euro. Il formaggio domina la composizione delle esportazioni, seguito da burro, polveri e formule per l’infanzia. Ma i volumi restano limitati rispetto ad altri mercati chiave come Stati Uniti o Cina.

Il valore dell’accordo sta quindi soprattutto nella prospettiva: presidiare un mercato stabile, ad alto reddito e con consumi sofisticati, evitando al contempo il rischio di erosione competitiva nel tempo.

Italia in vantaggio: saldo commerciale ampiamente positivo

Per l’Italia, il quadro è già favorevole. La bilancia agroalimentare con l’Australia registra un avanzo significativo: 896 milioni di euro di export contro appena 81 milioni di importazioni. All’interno di questo flusso, i lattiero-caseari valgono 77 milioni di euro, posizionandosi tra le principali categorie esportate insieme a conserve di pomodoro, dolci, pasta e vino.

In questo contesto, la rimozione definitiva dei dazi sui formaggi rafforza un posizionamento già consolidato, offrendo maggiore sicurezza agli operatori e facilitando strategie di lungo periodo.

L’UE accelera sull’Indo-Pacifico

L’accordo con l’Australia si inserisce in una strategia più ampia dell’Unione europea, che negli ultimi mesi ha intensificato le relazioni commerciali nell’area indo-pacifica, con intese parallele o in fase avanzata con Indonesia e India. Per il lattiero-caseario, questa direzione è particolarmente rilevante: la crescita della domanda globale si concentra sempre più fuori dall’Europa, e la capacità di presidiare questi mercati diventa un fattore competitivo decisivo.

Standard, sostenibilità e indicazioni geografiche

Oltre ai dazi, l’accordo include capitoli su barriere tecniche, norme sanitarie e sistemi alimentari sostenibili. Un elemento centrale riguarda la protezione delle indicazioni geografiche: sono riconosciute 165 IG agroalimentari europee, oltre a 231 tra vini e bevande.