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Latte, in Italia l’autosufficienza supera il 90%: come cambiano i flussi lattiero-caseari

Negli ultimi anni l’Italia ha raggiunto un tasso di autosufficienza, per quanto riguarda la materia prima latte, superiore al 90%, in crescita rispetto ai primi anni successivi alla fine del regime delle quote. La liberalizzazione della produzione ha contribuito in modo significativo al rafforzamento dell’offerta, avvicinando il Paese a un equilibrio strutturale tra produzione interna e fabbisogni complessivi, come spiega l’analisi di Mirco De Vincenzi (clal.it) sui più recenti dati di commercio.

L’Italia continua a essere anche un importatore rilevante di prodotti lattiero-caseari, sia di materie prime sia di prodotti finiti, all’interno di un mercato europeo sempre più integrato.

Import latte in crescita nel 2025

Nei primi dieci mesi 2025, le importazioni complessive di prodotti lattiero-caseari hanno raggiunto circa 2,5 milioni di tonnellate, registrando un aumento del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato analizzato da Clal.it evidenzia come l’aumento della produzione nazionale non si traduca automaticamente in una riduzione dei flussi in ingresso, ma piuttosto in una diversa composizione degli acquisti dall’estero.

All’interno di questo totale, le importazioni di latte alimentare e panna, prevalentemente trasportati in cisterna, ammontano a 956 mila tonnellate, mostrando però un calo del 3,2% su base annua. Si tratta di un segnale coerente con una maggiore capacità di copertura del fabbisogno interno per le materie prime di base.

I formaggi trainano la crescita degli acquisti

A sostenere l’aumento complessivo delle importazioni sono soprattutto i formaggi, che con 534.607 tonnellate segnano un incremento di circa 40 mila tonnellate rispetto al 2024, pari a un +8,9%. All’interno di questo aggregato rientrano anche i prodotti semilavorati, come la cagliata, che rappresentano poco più del 13% del totale dei formaggi importati e svolgono un ruolo chiave nelle filiere industriali.

Accanto ai semilavorati, l’Italia importa circa 242 mila tonnellate di formaggi freschi, mentre 140 mila tonnellateriguardano specialità tipiche di altri Paesi dell’Unione europea, difficilmente replicabili a livello nazionale. Una parte significativa dell’import risponde quindi a logiche di complementarità dell’offerta più che di sostituzione della produzione domestica.

In espansione yogurt, siero, polveri e burro

La dinamica di crescita non riguarda solo i formaggi. Le importazioni di yogurt raggiungono 310 mila tonnellate, con un aumento del 14,4% su base annua. Il siero sale a 167 mila tonnellate (+13,6%), il latte scremato in polvere (SMP) a 76 mila tonnellate (+11,2%) e il burro si attesta a 69 mila tonnellate, registrando una crescita particolarmente marcata del 24,2%.

Questi flussi riflettono sia l’integrazione delle filiere industriali a livello europeo sia specifiche esigenze di approvvigionamento dell’industria di trasformazione, che utilizza sempre più ingredienti e semilavorati provenienti da altri Paesi UE. Il quadro che emerge è quello di una filiera sempre più interconnessa, in cui produzione nazionale, importazioni e strategie industriali si muovono all’interno di un equilibrio sensibile alle condizioni di mercato e alla competitività dei diversi segmenti lattiero-caseari.