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Cina, dazi fino al 42,7% sui lattiero-caseari UE: nel mirino formaggi e cream ad alto tenore di grasso

Dal 23 dicembre 2025 la Cina applica dazi compensativi provvisori (anti-sussidio) su una serie di prodotti lattiero-caseari originari dell’Unione europea, a seguito di un’indagine del Ministero del Commercio (MOFCOM) avviata nel 2024 e giunta a una determinazione preliminare. 

I dazi provvisori, da versare sotto forma di deposito, vanno da 21,9% a 42,7%, con una media per la maggior parte delle aziende attorno al 30%. La misura resterà in vigore fino al 21 febbraio 2026, quando Pechino dovrà decidere se confermare e trasformare le misure in dazi definitivi. 

Secondo le stime diffuse, il costo aggiuntivo per l’industria lattiero-casearia europea potrebbe oscillare tra 120 e 280 milioni di euro l’anno in dazi extra, a seconda di durata e livello finale delle misure. Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, ha commentato: “Sto ricevendo diverse cancellazioni di ordini. In Cina sarò stato oltre 40 volte, è un mercato che conosco benissimo: questi livelli di tariffe non sono sostenibili. Nel 2024, l’Italia è diventato il primo Paese esportatore di formaggi in Cina a livello europeo. Vendiamo prodotti freschi come il mascarpone, che i cinesi utilizzano per il tiramisù, e qui i dazi sono passati dal 12% al 40%. E i formaggi della tradizione come il Parmigiano e il Grana, che passano dall’8% al 36%. Il mercato cinese rischia di morire per noi, considerato anche l’euro forte. Stiamo parlando di un mercato che in futuro sarebbe potuto diventare ancora più importante e che, se si chiude, avrà conseguenze su tutta la filiera: il prezzo del latte, l’agricoltura, la zootecnia”.

Cosa ha deciso Pechino

L’indagine cinese riguarda in particolare due grandi famiglie di prodotti: formaggi (fresh, processed, blue, altre tipologie); latte e cream ad alto tenore di grasso, in genere oltre il 10% di materia grassa.  Restano fuori dal perimetro – almeno in questa fase – polveri di latte (SMP/WMP) e diverse forme di butterfat (burro, AMF), che continuano a entrare in Cina alle condizioni tariffarie precedenti. 

Sul fronte aziendale, l’inchiesta ha coinvolto alcuni dei maggiori gruppi europei:

  • società di gruppi come Lactalis, FrieslandCampina, Bel e altri operatori di primo piano sono state sottoposte a richieste di dettaglio su sussidi percepiti, volumi, mix prodotti ed eventuali vantaggi regolatori; 
  • i dazi variano per impresa, con alcuni player – tra cui cooperative o aziende che hanno collaborato maggiormente con l’indagine – nella fascia bassa (circa 21,9%), mentre altri toccano il 42,7%. 

Il contesto geopolitico

Secondo il MOFCOM, le indagini preliminari mostrano che alcuni prodotti lattiero-caseari UE beneficiano di sussidi e che l’industria cinese del settore avrebbe subito una “material injury”, con un nesso causale tra vantaggi europei e danno al comparto interno. 

La mossa si inserisce però chiaramente nel quadro delle tensioni commerciali UE–Cina: l’impianto anti-sussidi sui lattiero-caseari arriva dopo l’avvio, da parte di Bruxelles, di un’indagine sui veicoli elettrici cinesi sovvenzionati e l’introduzione di dazi fino al 45,3% su alcuni produttori cui Pechino ha reagito con una serie di contromisure su prodotti agroalimentari e beverage: brandy, carne suina e, ora, lattiero-caseari. 

La Commissione europea ha definito le misure “ingiustificate” e basate su evidenze contestabili, annunciando che analizzerà nel dettaglio le decisioni cinesi e valuterà le prossime mosse sul piano tecnico e politico. 

Dazi in Cina: cosa guardare da qui a febbraio 2026

Per chi opera nel dairy B2B, alcune variabili saranno particolarmente rilevanti nei prossimi mesi:

  • esito finale dell’indagine cinese e livello dei dazi definitivi (con la possibilità, vista l’esperienza su altri dossier, che Pechino ammorbidisca le aliquote rispetto ai livelli provvisori); 
  • reazione commerciale dell’UE e margini di negoziazione nell’ambito più ampio del contenzioso sugli EV;
  • eventuali spostamenti di flussi di formaggi e grassi verso altri mercati-importatori, con effetti indiretti sui prezzi e sulla pressione competitiva anche al di fuori della Cina.

In sintesi, la partita sui dazi cinesi non è soltanto una questione di accesso al mercato per alcune referenze, ma un nuovo tassello nella complessa geografia commerciale dell’export lattiero-caseario europeo nel 2026.