Accordo USA–Svizzera sui dazi: 15% con effetto retroattivo. Le reazione del settore latte
Dopo mesi di difficoltà e molti timori, Usa e Svizzera hanno raggiunto un’intesa sul fronte dei dazi: con effetto retroattivo dal 14 novembre 2025, gli Stati Uniti hanno ridotto l’aliquota tariffaria massima sui beni importati dalla Svizzera al 15%. Questa misura sostituisce il precedente dazio aggiuntivo del 39%, imposto nell’agosto 2025. Per il lattiero-caseario è una notizia importante: il settore infatti è entrato in una fase critica dopo l’introduzione del dazio al 39% sugli scambi con gli Stati Uniti, che aveva colpito in modo diretto e significativo le esportazioni di formaggi iconici come Gruyère ed Emmentaler. In cambio, la Svizzera riduce i dazi sulle importazioni di alcuni prodotti dagli USA, tra cui la carne. L’effetto retroattivo dei dazi è un sollievo per i grandi esportatori, che lo accolgono positivamente nonostante rimangano da chiarire le modalità attraverso cui avverranno i rimborsi. Gli esportatori svizzeri potranno infatti chiedere alle autorità doganali di essere rimborsati per i dazi al 39% che hanno pagato dal 14 novembre in poi.
Dazi: le reazioni del settore lattiero-caseario in Svizzera
Le prime reazioni delle organizzazioni agricole e dell’industria casearia svizzera sono improntate alla cautela. Da un lato, l’accesso facilitato al mercato statunitense viene visto come un’opportunità per rafforzare la presenza dei formaggi svizzeri negli Stati Uniti, un mercato disposto a riconoscere valore a prodotti premium e di origine certificata. Dall’altro, permane la preoccupazione per un possibile effetto boomerang sul mercato interno, qualora l’accordo aprisse – anche solo indirettamente – a maggiori pressioni competitive o a richieste di reciprocità futura.
Il settore lattiero-caseario elvetico resta fortemente regolato e sostenuto, con prezzi del latte mediamente più elevati rispetto ai principali Paesi produttori europei. Questo modello rende la Svizzera poco esposta a importazioni massive di latte o derivati, ma allo stesso tempo limita la flessibilità dell’industria sui mercati internazionali più sensibili al prezzo.
