Irlanda e Nuova Zelanda: le tensioni sul latte ai due estremi del mondo dairy
Due notizie pubblicate quasi in simultanea da eDairyNews, relative a Irlanda e Nuova Zelanda, mostrano chiaramente come la tensione dei mercati globali del latte stia colpendo ai due estremi del mondo.
Irlanda, l’associazione dei produttori di latte: “crollo orrendo”
In Irlanda, l’allarme arriva dai tagli di ottobre decisi da Dairygold e Kerry Dairy Ireland. Secondo quanto riportato dalla stampa, Dairygold ha ridotto il prezzo del latte di 3,25 centesimi al litro, portandolo a 38 centesimi/litro, mentre Kerry ha applicato un taglio di 3,53 centesimi, scendendo a 41 centesimi/litro. La Irish Creamery Milk Suppliers Association (ICMSA), per voce del presidente del Dairy Committee Noel Murphy, definisce il crollo “orrendo” per il reddito delle aziende e punta il dito non solo contro la debolezza dei fondamentali, ma contro quella che viene descritta come una struttura di prezzo “primitiva”.
Secondo l’ICMSA, il sistema globale dei prezzi del latte funziona a “cicli di boom and bust” in cui il prezzo alla stalla viene usato come “tasto reset” per riallineare i listini dei prodotti finiti: gli altri anelli della filiera (trasformazione e distribuzione) tenderebbero a proteggere i propri margini, scaricando la correzione quasi esclusivamente sul produttore primario. Il risultato, sottolinea l’associazione, è che a ogni fase ribassista gli allevatori vedono “spazzato via” il proprio reddito, mentre gli altri attori restano molto più isolati dalla volatilità.
Nuova Zelanda: il problema è l’eccesso dell’offerta di grassi
All’altro capo del mondo, in Nuova Zelanda, la tensione si manifesta in modo diverso ma con un denominatore comune: i prezzi in discesa. L’ultima analisi di Bank New Zealand (ANZ) ha rivisto al ribasso la previsione di prezzo del latte alla stalla per la stagione 2025/26 del 3,5%. Al centro della correzione c’è il crollo delle commodity: l’indice Global Dairy Trade (GDT) avrebbe perso il 18% dal picco di maggio, con la polvere di latte intero (WMP) in calo di 23,8% nello stesso periodo, da oltre 4.470 dollari Usa a circa 3.405 dollari a tonnellata. L’agroeconomista ANZ Matt Dilly indica nel burro il principale driver del ribasso: i prezzi record dell’ultimo anno hanno stimolato produzione aggiuntiva in molti Paesi esportatori, generando oggi un eccesso di offerta di grassi e componenti lipidiche del latte che pesa sulle quotazioni. In questo quadro, l’attenzione del mercato è concentrata su Fonterra che, secondo gli analisti, potrebbe essere costretta ad allinearsi al nuovo scenario. Unico fattore attenuante per gli allevatori neozelandesi è la debolezza del dollaro locale, che sostiene in parte il prezzo in valuta nazionale.
