enti & istituzioni

Microplastiche in latte e formaggi: i risultati dello studio italiano

La presenza di microplastiche negli alimenti ha suscitato crescente preoccupazione, negli ultimi anni. Sebbene numerosi studi abbiano indagato la presenza di microplastiche in acqua e frutti di mare, i dati disponibili sui prodotti lattiero-caseari sono limitati. Sono queste le premesse dello studio italiano, finanziato dalla regione Veneto, che caratterizza qualitativamente e quantitativamente le microplastiche nel latte, nei formaggi freschi e stagionati, valutandone i livelli di concentrazione e la composizione polimerica attraverso l’analisi di 28 campioni di prodotti lattiero-caseari. Pubblicato su Nature.com, lo studio è stato condotto dagli studiosi del Dipartimento di Agronomia, Alimenti, Risorse naturali, Animali e Ambiente, Università di Padova (E. Visentin, G. Niero e M. De Marchi), dal Centro Europeo per l’Impatto Sostenibile delle Nanotecnologie, EcamRicert di Padova (F. Benetti) e dalla Scuola di Biosistemi e Ingegneria Alimentare dell’University College di Dublino, in Irlanda (C. O’Donnell)

I risultati dello studio

Il polietilene tereftalato è risultato il più frequente, seguito da polietilene e polipropilene. La maggior parte delle microplastiche era inferiore a 150 μm, con dimensioni comprese tra 51 e 100 μm (33,8%). Il formaggio stagionato ha mostrato la più alta concentrazione di microplastiche (1857 MP/kg), seguito dal formaggio fresco (1280 MP/kg) e dal latte (350,0 MP/kg). I risultati, secondo gli studiosi, confermano la diffusa contaminazione da microplastiche nei prodotti lattiero-caseari e sottolineano l’importanza di ulteriori ricerche sui percorsi di contaminazione e sulle strategie per ridurre l’esposizione alle microplastiche nella filiera lattiero-casearia. Prodotti come latte in polvere, latte liquido, formaggio e yogurt possono essere contaminati in diverse fasi della filiera. La contaminazione può verificarsi a livello di azienda agricola, attraverso mangimi contaminati, attrezzature per la mungitura o indumenti. La contaminazione può anche verificarsi a livello di stabilimento, durante la lavorazione, derivante da indumenti e dispositivi di protezione individuale, tra cui retine per capelli, camici monouso e guanti. Inoltre, la contaminazione può derivare anche da additivi alimentari contenenti residui, nonché da macchinari di lavorazione, trasporto e stoccaggio. Data la complessità del settore lattiero-caseario e l’ampio utilizzo di materiali plastici lungo l’intera filiera produttiva, comprendere i percorsi attraverso cui le microplastiche entrano nei prodotti lattiero-caseari è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare e valutare i potenziali rischi per la salute.

Cosa sono le microplastiche

Le microplastiche sono definite come frammenti di plastica di dimensioni comprese tra 0,1 µm e 5.000 µm1,2, che sono state rilevate in diversi ambienti naturali, tra cui gli oceani. L’accumulo di microplastiche negli ambienti naturali solleva preoccupazioni circa i suoi impatti a lungo termine. A causa delle loro piccole dimensioni, le microplastiche possono accumularsi attraverso diversi livelli trofici ed entrare nella catena alimentare, con potenziali impatti sia sui sistemi ecologici che sulla salute umana.

La via alimentare rappresenta la via principale attraverso la quale le microplastiche entrano nel corpo umano. Infatti, le microplastiche sono state rilevate in diverse categorie di alimenti, tra cui acqua potabile, pesce e prodotti ittici, miele, sale da cucina, birra e bevande. L’ingestione di microplastiche attraverso alimenti contaminati solleva importanti interrogativi sulla loro biodisponibilità, accumulo e potenziali rischi per la salute, soprattutto dal punto di vista dell’esposizione a lungo termine.