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Dazi, le reazioni: Zanetti, Bertinelli, Berni Auricchio, Eda

Dopo tanti annunci e minacce, i dazi sui prodotti Ue sono arrivati. Il Reciprocal Tariffs Plan del presidente Donald Trump, volto a eliminare il deficit commerciale degli Stati Uniti con altri Paesi ha introdotto, dal 5 aprile, una tariffa minima indiscriminata del 10%, mentre il 9 aprile verranno applicate tariffe individuali più elevate ai Paesi con i maggiori deficit commerciali. Si sostiene che la nuova tariffa sia necessaria per portare il deficit commerciale a zero, per cui si presume che quest’ultimo sia causato da una combinazione di tariffe e barriere non tariffarie. Queste nuove tariffe saranno applicate in aggiunta a quelle già esistenti. Tra i paesi più colpiti ci sono la Cina, la UE e alcuni Paesi dell’Asia orientale. La UE dovrà pagare un dazio aggiuntivo del 20% sulle sue esportazioni di prodotti lattiero-caseari negli Stati Uniti, mentre Nuova Zelanda, Regno Unito, Australia, Argentina e Uruguay saranno soggetti a una tariffa del 10%. Tantissime le reazioni all’annuncio di Trump.

Paolo Zanetti (Assolatte): “Un mercato fondamentale”

“L’Italia è il primo paese al mondo per export di formaggi verso gli Stati Uniti con 40.867 tonnellate e per le imprese italiane gli Usa sono la prima destinazione extra europea con 486 milioni di euro di valore dell’export. Questi dazi aggiuntivi costeranno caro in valore assoluto. Serve un negoziato pacato, quel mercato è fondamentale”.

Nicola Bertinelli (Parmigiano Reggiano): “Non siamo in concorrenza con i parmesan americani”

“Il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi. Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani. Ci rimboccheremo le maniche per sostenere la domanda in quello che è il nostro primo mercato estero e che rappresenta oggi il 22,5% della quota export totale. Il Parmigiano Reggiano copre circa il 7% del mercato dei formaggi duri a stelle e strisce e viene venduto a un prezzo più che doppio rispetto a quello dei parmesan locali. Negli Stati Uniti chi compra il Parmigiano Reggiano fa una scelta consapevole: ha infatti un 93% di mercato di alternative che costano 2-3 volte meno. Imporre dazi su un prodotto come il nostro aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali”.

Antonio Auricchio (Afidop): “Si rischia di alimentare l’italian sounding”

“I formaggi Dop e Igp sono tra i prodotti che subiranno gli effetti dei dazi USA sulle importazioni UE introdotti da Trump. Con il dazio aggiuntivo del 20% stabilito dall’Amministrazione americana, alcuni dei prodotti caseari certificati arriveranno a una tassazione anche del 35%/40%, con un serio rischio di alimentare fenomeni nefasti per la nostra economia come l’italian sounding. Non sarà colpendo i formaggi italiani Dop che si proteggerà l’economia americana. Si tratta di prodotti non in concorrenza che hanno posizionamento, standard di produzione, qualità e costi differenti”.

Alexander Anton (Eda): “Una mossa ingiustificata”

“Questa mossa è ingiustificata. Le esportazioni di prodotti lattiero-caseari dell’UE, in particolare di formaggio, rappresentano meno del 2% del consumo interno totale degli Stati Uniti. Questi formaggi servono un segmento di mercato molto particolare negli Stati Uniti, offrendo scelta ed eccellenza ai consumatori statunitensi e quindi non competono direttamente con i prodotti lattiero-caseari americani. Non solo: gli Stati Uniti e l’UE hanno la più grande relazione commerciale e di investimento bilaterale e la relazione economica più integrata al mondo, ma la bilancia commerciale complessiva (di beni e servizi) tra Stati Uniti e UE è sostanzialmente in equilibrio”.

Stefano Berni (Grana Padano): “Siamo sconcertati”

“Siamo sconcertati perché ogni qualvolta c’è tensione internazionale i formaggi di qualità vengono colpiti oltre misura. Finora su ogni forma di Grana Padano esportata negli Stati Uniti era applicato un dazio pari al 15% del valore fatturato per circa 2,40 euro al kg. Con l’aumento del 20%, il prelievo allo sbarco in Usa salirà a quasi 6 euro al kg al consumo che si amplificheranno ulteriormente, con inevitabili conseguenze sui prezzi americani. Questa misura favorirà soprattutto la diffusione negli Usa di prodotti Italian sounding, che sfruttano nomi e suggestioni della tradizione italiana senza offrire le stesse garanzie di qualità e autenticità”.