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Dazi Usa: le preoccupazioni del settore agricolo americano

Preoccupazione. Si può riassumere così lo stato d’animo del settore agricolo Usa dopo l’annuncio dell’introduzione dei dazi del presidente Donald Trump (foto) durante il Liberation Day, mercoledì 2 aprile. Gli agricoltori statunitensi, che speravano in buoni profitti nel 2025, si ritrovano invece ad affrontare prezzi dei raccolti più bassi e la prospettiva di cedere altro terreno sui mercati esteri. “Siamo già sotto il pareggio al momento”, ha spiegato Jim Martin, un agricoltore dell’Illinois di quinta generazione che coltiva soia e mais. “Sapevamo che sarebbe successo”, ha detto all’AFP in merito ai dazi di Trump. “Siamo ansiosi di vedere come si risolveranno le cose alla fine”.

Dazi Usa: le opinioni del settore dairy

L’International Dairy Foods Association ha avvertito mercoledì che “dazi Usa ampi e prolungati” sui principali partner commerciali e sui mercati in crescita rischiano di minare miliardi di investimenti per soddisfare la domanda globale. I dazi di ritorsione sugli Stati Uniti hanno innescato oltre 27 miliardi di dollari di perdite nelle esportazioni agricole da metà 2018 a fine 2019, ha svelato sempre l’USDA.

L’aliquota introdotta dal presidente sui beni provenienti dall’Europa si aggiunge a quelle già in essere. I prezzi di molti prodotti agricoli statunitensi sono scesi insieme al mercato azionario venerdì, in seguito all’annuncio dei dazi Usa e alla reazione della Cina. Il terzo maggiore importatore di prodotti agricoli americani dopo Canada e Messico, è stato infatti duramente colpito, con un dazio del 34% sui suoi prodotti che si aggiunge ad uno precedente del 20%. In risposta, Pechino ha affermato che avrebbe imposto la propria tariffa del 34% sui prodotti americani, aggiungendosi alle precedenti tariffe fino al 15% sui prodotti agricoli statunitensi.

“Hanno meno incentivi ad acquistare soia statunitense. È di gran lunga più economico farla uscire dal Brasile”, ha affermato Michael Slattery, che coltiva mais, soia e grano nello stato del Wisconsin nel Midwest. Almeno la metà delle esportazioni di soia statunitense e una quantità ancora maggiore di sorgo vanno in Cina, che ha speso 24,7 miliardi di dollari per l’agricoltura statunitense l’anno scorso, tra cui pollo, manzo e altre colture. Ma il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha affermato che gli acquisti della Cina lo scorso anno sono diminuiti del 15% rispetto al 2023 “poiché le vendite di soia e mais sono diminuite a causa della crescente concorrenza del Sud America”.

“La perdita di questo mercato è un grosso problema, perché è costoso trovare altri acquirenti”, ha affermato Christopher Barrett, professore della Cornell University, al sito e-Dairy News. Secondo la sua analisi, con tutti i partner commerciali presi di mira, gli agricoltori avranno probabilmente più difficoltà a trovare nuovi mercati.

“Oltre il 20% del reddito agricolo deriva dalle esportazioni e gli agricoltori fanno affidamento sulle importazioni per forniture essenziali come fertilizzanti e utensili specializzati”, ha avvertito questa settimana l’American Farm Bureau Federation. “I dazi faranno aumentare il costo delle forniture essenziali e quelli di ritorsione renderanno i prodotti americani più costosi a livello globale”, ha aggiunto.