Elezioni Usa. Politiche commerciali, sostenibilità, inflazione, sussidi: la posizione di Trump e Harris sull’agroalimentare
Mai come questa volta le questioni legate al settore agroalimentare sono state centrali nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali Usa di quest’anno. Ma quali sono le differenze nelle politiche sul settore per Kamala Harris e Donald Trump, i candidati ormai vicini al verdetto, previsto per domani, 5 novembre, che ne porterà uno all’interno dello Studio Ovale? Victor Martino, su Just Food, ha analizzato le posizioni di Trump e Harris su cibo e agricoltura, spiegando che le differenze tra i due candidati sono molte.
L’inflazione alimentare e il consolidamento del settore sono stati temi quotidiani sulla stampa mainstream. Entrambi i candidati hanno posto una forte enfasi sugli elettori degli stati indecisi, quelli rurali, aumentando ulteriormente il peso dell’agroalimentare nelle elezioni di quest’anno.
Le rispettive posizioni politiche su cibo e agricoltura del vicepresidente Harris e dell’ex presidente Trump rivelano approcci distinti, plasmati dalle loro filosofie politiche e dalle differenze fondamentali tra i partiti democratico e repubblicano, in particolare in termini di regolamentazione, sostenibilità ambientale e intervento del governo nei mercati. Le differenze tra i due candidati sono molte. Le somiglianze sono poche.
Inflazione alimentare e consolidamento del settore
Kamala Harris ha messo l’accento sulla questione dei prezzi alimentari più alti all’inizio di quest’anno e ha annunciato che, se eletta, intende approvare il primo divieto federale di speculazione sui prezzi, prendendo di mira specificamente le grandi aziende alimentari, le industrie di carne e pollame e i rivenditori di generi alimentari. Numerosi stati Usa hanno divieti di speculazione sui prezzi, ma non c’è una legge federale che affronti la questione. Secondo Harris, affrontare l’inflazione è fondamentale per la politica economica complessiva. Non ha diffuso molti dettagli su come funzionerà il suo piano per abbassare i prezzi alimentari, ma ha affermato che intende espandere la concorrenza in tutto il sistema agroalimentare, dalla fattoria al supermercato. All’American Farm Bureau, in un recente questionario presidenziale, Harris ha affermato che “reprimerà le fusioni e le acquisizioni sleali che coinvolgono le grandi aziende alimentari per contribuire a creare condizioni di parità”.
Anche Donald Trump ha fornito le risposte al questionario del Farm Bureau, spiegando che non ha intenzione di avviare una politica di speculazione sui prezzi. Piuttosto, ha spesso indicato i prezzi alti dei prodotti alimentari come un sintomo dei fallimenti economici dell’amministrazione Biden-Harris. L’ex presidente sostiene che le politiche di spesa dell’amministrazione hanno contribuito all’inflazione, rendendo più costosi i beni di uso quotidiano come i generi alimentari e non ha offerto piani specifici e dettagliati per ridurre direttamente i prezzi. Invece, ha affermato che le sue proposte economiche più ampie, tra cui la riduzione dei costi energetici, l’abbassamento delle tasse e la deregolamentazione delle industrie, faranno scendere i prezzi dei prodotti alimentari al supermercato. Secondo Trump i costi energetici più bassi, in particolare, farebbero scendere i prezzi dei prodotti alimentari. Trump ha promesso inoltre di abbassare i prezzi del gas, suggerendo che un carburante più economico ridurrebbe i costi in generale, dai generi alimentari all’alloggio. Tuttavia, la maggior parte degli economisti e degli analisti non pensa che un presidente possa avere molta influenza sul prezzo del cibo negli Usa.
Cambiamenti climatici e agricoltura sostenibile
Harris ha costantemente sostenuto la necessità di affrontare i cambiamenti climatici attraverso politiche ambientali progressiste e questa posizione si estende all’agricoltura. Come vicepresidente ed ex senatrice degli Stati Uniti, Harris ha sostenuto il Green New Deal e ha espresso la necessità che gli agricoltori passino a pratiche più sostenibili. Harris vede i cambiamenti climatici come una minaccia diretta alla produzione alimentare a causa di modelli meteorologici imprevedibili, siccità e incendi boschivi che danneggiano i raccolti e il bestiame. Inoltre, Harris ha sostenuto iniziative che incentivano e agricoltori ad adottare pratiche rispettose del clima, come l’agricoltura rigenerativa, che si concentra sulla salute del suolo e sul sequestro del carbonio. Questi approcci sono in linea con le sue più ampie politiche ambientali che danno priorità alla decarbonizzazione, alla promozione delle energie rinnovabili e alla riduzione delle emissioni di gas serra nel settore agroalimentare.
Al contrario, la politica agricola di Trump durante la sua presidenza non era interessata al cambiamento climatico ma, anzi, il presidente ha adottato un approccio deregolamentato, mirando a ridurre l’onere delle normative ambientali sugli agricoltori. La sua amministrazione ha ritirato diverse politiche dell’era Obama, tra cui la norma Waters of the United States (WOTUS), che aveva ampliato la supervisione federale dei corsi d’acqua che avevano un impatto sulle aziende agricole. Trump ha sostenuto che tali normative erano eccessivamente restrittive e dannose per i mezzi di sostentamento degli agricoltori, in particolare delle piccole e medie aziende agricole familiari. Il suo obiettivo era aumentare la produttività agricola ed espandere le opportunità economiche senza necessariamente legare questi obiettivi alla sostenibilità ambientale. L’amministrazione Trump si è anche ritirata dall’accordo di Parigi sul clima, segnalando un allontanamento dagli sforzi internazionali per affrontare il cambiamento climatico, che ha avuto implicazioni per il coordinamento delle politiche agricole globali.
Elezioni Usa: sussidi agricoli e sostegno agli agricoltori
Sia Harris che Trump hanno sostenuto l necessità di sussidi agricoli, ma in modo differente. Trump, durante il suo mandato presidenziale, ha fornito un ampio sostegno finanziario agli agricoltori, in particolare durante la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che ha avuto un impatto significativo sull’agricoltura americana. (La guerra commerciale è scoppiata dopo che Trump ha imposto tariffe alla Cina e altre nazioni, tra cui India e Cina, che hanno reagito con le loro tariffe sulle importazioni agricole americane). In risposta alle tariffe di ritorsione sulle esportazioni agricole statunitensi, l’amministrazione Trump ha approvato miliardi di dollari di aiuti agli agricoltori per mitigare le ricadute economiche. Questa assistenza diretta, amministrata tramite programmi come il Market Facilitation Program, era una forma di sollievo a breve termine destinata a sostenere gli agricoltori che affrontavano il calo delle entrate dalle esportazioni. Trump si è posizionato come un forte sostenitore della comunità agricola, concentrandosi sulla protezione dei loro interessi economici tramite accordi commerciali e sollievo finanziario.
Harris, d’altro canto, ha sostenuto i sussidi agricoli ma sottolinea la necessità di rendere i programmi più equi e sostenibili dal punto di vista ambientale. Ha sottolineato che i sussidi agricoli federali avvantaggiano in modo sproporzionato le grandi aziende agricole su scala industriale rispetto alle aziende più piccole a conduzione familiare. La vicepresidente sostiene le politiche che mirano a correggere questo squilibrio fornendo un supporto più mirato ai piccoli e medi agricoltori, nonché agli agricoltori di colore che, a suo dire, sono stati storicamente emarginati dai programmi agricoli federali. Inoltre, Harris prevede di legare i sussidi agricoli ai risultati ambientali, come la riduzione delle emissioni di carbonio e la promozione di pratiche agricole sostenibili.
Politiche commerciali e agroalimentare
Anche le politiche commerciali agricole di Harris e Trump mostrano un netto contrasto. La presidenza di Trump è stata caratterizzata da un approccio protezionistico al commercio, tra cui la rinegoziazione degli accordi commerciali e l’imposizione di tariffe. Una delle azioni più significative che hanno interessato l’agricoltura è stata la guerra commerciale con la Cina. In risposta alle tariffe statunitensi, la Cina ha imposto tariffe di ritorsione su prodotti agricoli chiave come soia, mais e maiale, che hanno avuto un impatto grave sugli agricoltori americani. Sebbene Trump abbia infine negoziato un accordo commerciale con la Cina, che includeva promesse di acquisti agricoli su larga scala, l’incertezza della guerra commerciale ha causato notevoli sconvolgimenti nel settore agricolo. Gli agricoltori hanno iniziato a dipendere dagli aiuti governativi durante questo periodo, poiché le condizioni di mercato sono rimaste volatili.
Harris, pur non essendo direttamente responsabile delle politiche commerciali durante la sua vicepresidenza, si allinea alla posizione più ampia del Partito Democratico di cercare accordi commerciali multilaterali ed evitare il tipo di guerre commerciali che hanno definito l’approccio di Trump. Ha espresso sostegno alle politiche commerciali che proteggono i lavoratori e le industrie americane, inclusa l’agricoltura, ma sottolinea la necessità di accordi commerciali che includano standard ambientali e del lavoro. Ciò è in linea con gli sforzi dell’amministrazione Biden per riparare i rapporti con i partner commerciali internazionali e creare condizioni di mercato più stabili e prevedibili per gli agricoltori americani. È probabile che Harris favorisca politiche commerciali che si concentrino sulla creazione di partnership con alleati per creare pratiche commerciali eque e sostenibili in agricoltura.
Elezioni Usa: dal lavoro alla concorrenza
Il lavoro è un altro ambito in cui le politiche agricole di Harris e Trump divergono. Harris è stata una forte sostenitrice della riforma dell’immigrazione, riconoscendo che la manodopera immigrata, in particolare dall’America Latina, è una componente fondamentale della forza lavoro agricola statunitense. Sostiene di fornire percorsi verso la cittadinanza per i lavoratori agricoli clandestini e di garantire loro l’accesso a tutele del lavoro e salari equi. Harris ha anche chiesto di rafforzare i diritti del lavoro per tutti i lavoratori del settore agricolo, sostenendo salari più alti, condizioni di lavoro più sicure e accesso all’assistenza sanitaria.
Le politiche sull’immigrazione di Trump, d’altro canto, sono state molto più restrittive e la sua amministrazione ha adottato un approccio duro all’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Ciò ha avuto implicazioni dirette per il settore agricolo, che fa molto affidamento sulla manodopera degli immigrati.
Durante la presidenza di Trump, c’erano notevoli preoccupazioni tra gli agricoltori per la carenza di manodopera dovuta a un’applicazione più rigorosa delle leggi sull’immigrazione. Mentre Trump sottolineava la protezione dei posti di lavoro americani, le sue politiche creavano incertezza per gli agricoltori che dipendono dalla manodopera degli immigrati per la semina, la raccolta e la lavorazione dei raccolti.
