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Influenza aviaria, scoperta nuova variante nella vacche da latte in Nevada (Usa). Gli esperti: “Mai così vicini a una pandemia”

La notizia che le mandrie da latte, in Nevada, sono state infettate dalla variante H5N1 dell’influenza aviaria, mai vista prima in questi bovini, è esplosa come una bomba nella situazione sanitaria mondiale, mettendo in stato di massima allerta virologi e ricercatori. Tra le altre cose, le notizie dal Dipartimento dell’agricoltura del Nevada suggeriscono che espellere il virus dalla popolazione bovina degli Stati Uniti non sarà così semplice come i funzionari federali avevano ipotizzato. Anche perché il Paese ha deciso di non bloccare i trasferimenti di capi da uno Stato all’altro e questo sta aiutando la diffusione del virus. 

Venerdì 7 febbraio, come se non bastasse, è arrivato un secondo e potenzialmente più grave colpo: un briefing tecnico del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti ha riferito che il genotipo D1.1 contiene una mutazione genetica che potrebbe aiutare il virus a replicarsi più facilmente nei mammiferi, compresi gli esseri umani. Questa mutazione del virus, diversa dal genotipo B3.13 ampiamente riscontrato nei bovini lo scorso anno, è la stessa che ha ucciso un uomo in Louisiana, qualche settimana fa, e mandato un adolescente canadese in ospedale in condizioni critiche.

“Questo potrebbe essere motivo di notevole preoccupazione se il virus continua a diffondersi tra le vacche e infetta più persone“, ha detto a Fortune l’immunologo ed ex funzionario sanitario federale Rick Bright. “Questa mutazione non è stata associata a una migliore trasmissione umana, quindi non ci sono ancora segnali rivelatori di una maggiore diffusione. Ma quando questo virus entra nelle persone, è pronto a causare una malattia molto più grave del virus B3.13 che circolava nelle mucche fino ad ora.

Il genotipo D1.1 è stato rilevato negli uccelli selvatici in tutte le rotte migratorie del Nord America, così come nei mammiferi e nel pollame, quindi non sorprende che abbia fatto il salto ai bovini. Ma la sua nuova presenza nelle mandrie da latte del Nevada è considerata da molti virologi come una sorta di punto di svolta nella diffusione dell’H5N1 e potrebbe significare più problemi per gli esseri umani in futuro. “Dato che il D1.1 sembra essere più virulento negli esseri umani, questo potrebbe indicare un cambiamento importante in termini di rischi per la salute pubblica rispetto allo scenario precedente con il ceppo B3.13”, ha spiegato a Fortune Juergen Richt, direttore del National Institutes of Health Center on Emerging and Zoonotic Infectious Diseases. Venerdì l’USDA ha osservato che, sebbene il bestiame del Nevada non mostrasse segni clinici di infezione prima della sua rilevazione tramite test, oggi tali segni sono rilevabili e segnalati, insieme alla moria di un gran numero di uccelli selvatici vicino alle latterie colpite.

In Italia, i dati relativi all’influenza aviaria sono allarmanti: secondo il bollettino epidemiologico nazionale veterinario, solo nei mesi di dicembre 2024 e metà gennaio 2025 sono stati abbattuti oltre 1.700.000 animali tra tacchini, polli e galline, con un incremento significativo rispetto ai periodi precedenti. I focolai confermati nello stesso periodo sono arrivati ormai a 51 nel domestico e a 77 nel selvatico, con un tasso di crescita che sta accelerando.