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Dazi: le reazioni alla lettera di Trump

Venerdì 11 luglio Donald Trump ha inviato una lettera all’Unione europea, minacciando dazi aggiuntivi del 30% sull’export europeo dal 1° agosto. Ma non è tutto: il presidente Usa ha avvisato la Ue che è pronto ad aumentarli della stessa percentuale in casi di ritorsioni commerciali. Le reazioni del mondo agroalimentare e lattiero caseario, pesantemente penalizzati se questi numeri dovessero essere confermati, non si sono fatte attendere.

Nicola Bertinelli (Parmigiano Reggiano, in foto): “Dazi complessivi del 45%, un danno enorme”

“L’introduzione di un dazio complessivo del 45% sul Parmigiano Reggiano (al 30% va sommato il 15% già in essere) rappresenta un danno enorme per un prodotto simbolo del made in Italy che rischia di perdere competitività su mercati strategici come quello statunitense, primo mercato estero per la nostra Dop. A fronte di un prezzo che, nei prossimi mesi, negli Stati Uniti potrebbe superare i 58 euro al chilo è urgente una reazione politica chiara e coordinata da parte del governo italiano e delle istituzioni europee. L’Europa, a questo punto, deve scegliere se limitarsi a gestire le emergenze o lavorare davvero per rafforzare la competitività delle proprie filiere agroalimentari. Serve una strategia coraggiosa”.

Cesare Baldrighi (Origin Italia): “Un attacco che danneggia le nostre imprese e milioni di consumatori americani”

“Un attacco che danneggia le nostre imprese, ma che colpisce anche milioni di consumatori americani, privati della libertà di scegliere prodotti autentici, tracciabili e di alta qualità. Si tratta di un’azione ideologica che mira a ridisegnare la geografia dell’economia agricola mondiale, spostando la produzione dove conviene politicamente, e colpendo proprio quei modelli virtuosi che legano il cibo alla storia, alla cultura e ai territori. Le produzioni Dop e Igp non sono solo eccellenze alimentari, ma anche un modello sociale fondato sulla coesione e sul valore delle comunità locali, che coinvolge lavoratori, consumatori, piccole e medie imprese, aziende agricole e artigianali. In virtù di ciò è doverosa un’alzata di scudi da parte della società civile, della politica e dei corpi intermedi, di fronte alla cedevolezza dell’Unione Europea, che appare solerte nel concedere vantaggi fiscali alle big tech, mentre i cittadini europei, con redditi erosi dall’inflazione, sopportano una pressione fiscale ben più pesante”.

Stefano Berni (Grana Padano): “Una dichiarazione di guerra economica”

“Trump ha fissato i dazi al 30% sui prodotti dell’Unione Europea. La sua decisione equivale ad una vera dichiarazione di guerra economica. Quindi, da oggi l’Europa non può più considerarlo un competitor, ma così diventa un nemico. Importatori e distributori americani mettono in vendita al consumatore il Grana Padano moltiplicando per due il prezzo di partenza e tutti i costi logistici che hanno negli Usa. Ciò vuol dire che oggi lo pongono in vendita poco sotto i 40 euro al kg; ma con un ulteriore dazio aggiuntivo del 30% che quindi porterà quello totale al 45%, il prezzo al consumo supererà ampiamente i 50 dollari al chilogrammo”.

Paolo Mascarino (Federalimentare): “Dazi al 30% supera la soglia di tollerabilità”

“Ogni dazio fa male al commercio e avremmo preferito un’area di libero scambio euroatlantica, a dazi zero: l’imposizione di un dazio al 30% supera ogni soglia di tollerabilità per le imprese, aumentando il rischio di un calo significativo delle esportazioni, anche alla luce dell’attuale svalutazione del dollaro. Il combinato disposto dell’impatto dei dazi Usa e della svalutazione del dollaro non sarà sostenibile per diversi settori. A tutela delle imprese chiediamo alla UE un intervento della mano pubblica: così come gli Stati Uniti hanno fatto con i dazi, che di fatto è un intervento pubblico per proteggere la loro industria, anche noi lo chiediamo. Non pensiamo però a sussidi, ma ad urgenti interventi strutturali per rafforzare la nostra capacità competitiva riducendo i dazi interni alla UE: snellire il carico burocratico sulle imprese, riformare i mercati dell’energia per garantire una riduzione dei prezzi, facilitare l’accesso al credito. In tal senso, proseguire con maggior decisione sulla strada del taglio dei tassi di interesse nell’area euro potrebbe aiutare la crescita economica”. 

Paolo De Castro (Nomisma): “Preoccupa l’instabilità del quadro decisionale”

“Per l’export agroalimentare verso gli Usa, Nomisma stima che a ogni +10% di dazi aggiuntivi corrisponda una perdita di circa 500 milioni di euro. L’impatto sarebbe in ogni caso pesante, se non addirittura insostenibile in caso di aliquote ancora maggiori, ma ciò che preoccupa maggiormente è l’instabilità del quadro decisionale: tra annunci, proroghe e continui ripensamenti sulle aliquote, si è creato un clima di grande incertezza sia per gli esportatori italiani sia per gli importatori statunitensi. Questo disorientamento frena decisioni strategiche, contratti, investimenti e apre scenari difficilmente prevedibili”.