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Cina, dazi anti-sovvenzioni sui lattiero-caseari Ue: Pechino riduce le aliquote finali

La Cina ha deciso di ridimensionare in modo significativo i dazi anti-sovvenzioni applicati ai prodotti lattiero-caseari provenienti dall’Ue, attenuando l’impatto rispetto alle aliquote attuali, che vanno da una tariffa minima del 28,6%fino a oltre il 40%. Una mossa che viene letta dagli operatori come un segnale di parziale de-escalation nelle tensioni commerciali tra Cina e Unione europea, ma che non cancella le implicazioni strutturali per il commercio internazionale del settore lattiero-caseario.

Secondo quanto emerso dalle comunicazioni ufficiali, le aliquote definitive risultano inferiori a quelle prospettate a fine 2025 e si collocano, a seconda delle aziende e delle categorie di prodotto, in un intervallo sensibilmente più contenuto, con un tetto massimo intorno all’11–12%. Una correzione che riduce l’impatto immediato sui flussi commerciali, ma che conferma la volontà di Pechino di dotarsi di strumenti difensivi anche su comparti tradizionalmente considerati “sensibili”.

“Il nuovo livello tariffario rappresenta indubbiamente un sollievo per il settore – ha commentato il presidente di Assolatte, Paolo Zanetti –. Con una tariffa massima all’11,7% il mercato resta praticabile”. Dall’introduzione in via provvisoria dei dazi cinesi, l’export italiano di formaggi ha perso il 17% in quantità e il 20% in valore. “Una decisione che aveva inoltre interrotto un importante trend di crescita. Nel 2024 le nostre spedizioni in Cina erano cresciute rispetto all’anno prima del 31%”, spiegano da Assolatte. L’Italia attualmente esporta in Cina circa 10mila tonnellate di formaggi per un giro d’affari di 70 milioni di euro ed è il primo player comunitario, visto che i formaggi europei nel complesso realizzano in Cina un fatturato di 185 milioni di euro.

Nuovi dazi: ecco le cifre

I dazi provvisori, inizialmente compresi tra il 21,9% e il 42,7%, sono stati ridotti a un intervallo tra il 7,4% e l’11,7%, a seconda della categoria aziendale:
• Categoria 1: Aziende selezionate oggetto dell’indagine → dazio aggiuntivo dal 7,4% all’11,7%
• Categoria 2: Aziende collaboranti non campionate individualmente → dazio aggiuntivo del 9,5%
• Categoria 3: Altre aziende dell’UE → dazio aggiuntivo dell’11,7%

La decisione finale non indica una data di entrata in vigore, ma ci si aspetta che i dazi siano applicati entro e non oltre il 21 febbraio, termine ultimo per la chiusura dell’indagine.

Dal dossier anti-sovvenzioni al compromesso finale

L’indagine cinese, avviata nel 2025, mirava a verificare l’esistenza di presunti sostegni pubblici europei in grado di alterare la concorrenza sul mercato interno. Nella fase preliminare, le ipotesi di dazio avevano suscitato forte preoccupazione tra esportatori e governi, soprattutto per l’effetto potenziale su formaggi e prodotti ad alto valore aggiunto, più esposti sul mercato cinese.

La decisione di ridurre le aliquote finali viene interpretata come un aggiustamento politico e tecnico: da un lato Pechino mantiene la linea di principio sull’uso degli strumenti commerciali difensivi; dall’altro evita un irrigidimento che avrebbe potuto alimentare una spirale di ritorsioni in un contesto geopolitico già complesso.

Impatto sul trade: meno shock, più incertezza strutturale

Per il settore lattiero-caseario europeo, l’effetto immediato dei dazi ridotti è quello di limitare il danno sui contratti in essere e sui listini 2026, evitando un brusco taglio di competitività rispetto ad altre origini. Tuttavia, la misura introduce un elemento di incertezza strutturale nelle strategie di export verso la Cina.

Anche aliquote relativamente contenute, infatti, possono incidere sulle scelte di approvvigionamento degli importatori, soprattutto in una fase in cui la domanda cinese di prodotti lattiero-caseari mostra segnali di selettività e in cui il mercato globale è caratterizzato da abbondanza di offerta e forte concorrenza tra esportatori.

Un segnale che va oltre il lattiero-caseario

Il dossier latte si inserisce in un quadro più ampio di rapporti commerciali tra Cina e Unione europea, segnato da un uso crescente di strumenti di difesa commerciale su più comparti. In questo contesto, la decisione di Pechino appare come un compromesso tattico, che riduce l’impatto immediato ma consolida un precedente: anche il lattiero-caseario europeo non è più considerato immune da misure di protezione.

Per gli operatori del settore, il messaggio è chiaro: il mercato cinese è strategico, ma sempre non del tutto prevedibile. La gestione del rischio commerciale, la diversificazione delle destinazioni e la capacità di assorbire costi aggiuntivi diventano elementi centrali nelle strategie di medio periodo, in un contesto in cui il prezzo e l’accesso ai mercati sono sempre più influenzati da decisioni di politica commerciale oltre che dai fondamentali di domanda e offerta.