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Dairy Usa, export +9% nei primi otto mesi: formaggi +22%

Le esportazioni dairy Usa sono cresciute del 9% in equivalente latte tra gennaio e agosto 2026. I formaggi hanno raggiunto quasi 491mila tonnellate, +22%, mentre il siero di latte supera le 412mila tonnellate, +21%. Il burro resta a +55% nonostante due mesi consecutivi di arretramento. In controtendenza latte scremato in polvere e concentrati proteici del siero, rispettivamente a -8% e -20%. Sul fronte opposto, gli Stati Uniti hanno importato il 71% di burro in più rispetto allo scorso anno.

Dopo due mesi meno brillanti, ad agosto le esportazioni dairy Usa hanno ripreso a crescere, segnando un +3% in equivalente latte sull’anno precedente.Nel cumulato gennaio-agosto il saldo è molto più marcato: +9%, con una composizione però fortemente differenziata tra categorie. I dati Trade Data Monitor elaborati da Assocaseari mostrano come la crescita sia concentrata soprattutto in formaggi, siero e burro.

Quasi mezzo milione di tonnellate di formaggi

Le esportazioni di formaggio hanno raggiunto nei primi otto mesi 490.825 tonnellate, il 22% in più rispetto al 2025. Nel solo mese di agosto gli Stati Uniti hanno esportato 59.381 tonnellate, +10%.

Il Messico continua a rappresentare uno dei principali motori della domanda; la Corea del Sud, seconda destinazione per importanza, ha rallentato ad agosto ma resta positiva nel cumulato dell’anno. Tra i maggiori sbocchi, il Canada rappresenta una delle poche eccezioni alla crescita generale.

Dairy Usa: siero +21%, WPC -20%

Particolarmente forte è l’andamento del siero di latte, che ad agosto segna il suo undicesimo mese consecutivo di crescita. I volumi hanno raggiunto 412.242 tonnellate da gennaio ad agosto, +21%. La Cina assorbe ormai il 40% delle esportazioni statunitensi e il Canada, dopo aver più che raddoppiato gli acquisti, è salito al 12%.

La dinamica cambia completamente guardando ai concentrati proteici del siero, WPC. Le esportazioni si fermano a 44.115 tonnellate, con un calo del 20%, e ad agosto la flessione raggiunge il 25%. Giappone, Cina e Brasile sono tra i mercati che hanno ridotto maggiormente gli acquisti. È una distinzione utile anche rispetto alla crescita generale della domanda di proteine: non tutte le frazioni e non tutti i mercati seguono la stessa traiettoria.

Il doppio movimento del burro

Il dato più curioso riguarda il burro. Tra gennaio e agosto gli Stati Uniti ne hanno esportate 74.124 tonnellate, +55%, anche se agosto ha segnato il secondo mese consecutivo di calo dopo 25 mesi di crescita.

Nello stesso periodo, però, le importazioni di burro sono aumentate del 71%, a 63.685 tonnellate. Nel solo agosto il balzo sull’anno precedente è addirittura del 331%. Importare ed esportare contemporaneamente non è naturalmente una contraddizione: tipologie, prezzi, stagionalità, destinazioni industriali e mercati geografici possono generare flussi importanti in entrambe le direzioni. Resta però un segnale della particolare intensità che sta caratterizzando il mercato statunitense del grasso lattiero.

Polveri sotto pressione

Continua invece la fase negativa del latte scremato in polvere. Le esportazioni scendono dell’8% nel cumulato e del 19% nel solo agosto, con debolezza soprattutto nel Sud-est asiatico e nelle Filippine. Il lattosio resta sostanzialmente stabile nel totale, ma cambia geografia: i volumi verso la Cina sono diminuiti del 29%, mentre la Nuova Zelanda è diventata il primo mercato di destinazione, con una quota del 24%. Il +9% complessivo dell’export dairy Usa nasconde dunque un mercato tutt’altro che uniforme. La crescita dei formaggi è però ormai molto evidente: quasi mezzo milione di tonnellate in otto mesi e +22% sull’anno precedente rendono gli Stati Uniti un concorrente sempre più pesante nel commercio internazionale.

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