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Tavolo latte, accordo a 47 centesimi per tre mesi. Ma restano nodi su prezzo e regole

Un nuovo, temporaneo accordo si è chiuso al Tavolo del Latte, tornato a riunirsi, ieri, al Ministero dell’Agricoltura. Dopo settimane di tensioni e disdette, la filiera trova un punto di equilibrio, per il breve periodo. Almeno sulla carta.

L’intesa raggiunta prevede un prezzo di riferimento di 47 centesimi al litro per tre mesi sui quantitativi contrattati nel 2025, con validità limitata al Nord Italia. Una soluzione che evita lo strappo immediato, ma lascia aperti molti interrogativi.

Prezzo, eccedenze e ritiro delle disdette

Il cuore dell’accordo riguarda il prezzo e la gestione dei volumi. I quantitativi eccedenti rispetto ai livelli dell’anno precedente verranno remunerati al prezzo del latte spot, introducendo un meccanismo che lega direttamente la produzione in eccesso alle dinamiche di mercato.

Parallelamente, i caseifici si impegnano a revocare le disdette annunciate nelle ultime settimane per fine marzo. L’accordo introduce inoltre un sistema di verifica, con il coinvolgimento dell’Icqrf, a cui le organizzazioni agricole potranno segnalare eventuali irregolarità nel rispetto degli impegni.

Centro-Sud fuori dall’intesa, ma con promesse di adeguamento

L’accordo riguarda formalmente il Nord Italia, ma nel confronto è emersa anche la necessità di riconoscere condizioni adeguate per il latte prodotto nel Centro-Sud. Secondo quanto indicato dalle organizzazioni agricole, l’industria si è impegnata a garantire una remunerazione che tenga conto dei maggiori costi produttivi, attraverso prezzi differenziati o comunque non inferiori agli attuali. Resta però una promessa più che una misura definita, che dovrà trovare una traduzione concreta nei prossimi mesi.

Tavolo latte: un prezzo di breve periodo

Dal punto di vista della filiera, l’intesa è una soluzione ponte. La durata di tre mesi segnala l’assenza di una visione strutturale condivisa e la difficoltà di trovare un equilibrio stabile tra le parti. Il prezzo fissato a 47 centesimi rappresenta un compromesso tra le richieste degli allevatori e le condizioni industriali, ma si inserisce in un contesto di mercato ancora volatile, con quotazioni del latte e dei derivati in fase di aggiustamento.

Soddisfatte le organizzazioni agricole. Ma il clima resta teso

Le organizzazioni agricole parlano di responsabilità e di risultato importante, sottolineando il ruolo della mediazione istituzionale. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini evidenzia il ritorno a un equilibrio in una fase critica, mentre Confagricoltura e Cia insistono sulla necessità di garantire il rispetto degli impegni e di mantenere la coesione della filiera. Anche Copagri sottolinea il carattere di compromesso dell’intesa, definita come un passaggio necessario per affrontare le difficoltà del settore.

Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, il clima resta teso. Dal settore emergono anche posizioni critiche sulla modalità con cui si è arrivati alla definizione del prezzo, con il rischio di interventi percepiti come esterni alle dinamiche di mercato.

Il nodo di fondo: prezzo amministrato o mercato?

Il vero tema resta aperto. L’accordo interviene di fatto sul prezzo del latte in una fase di squilibrio tra domanda e offerta, ma lo fa attraverso un’intesa di filiera mediata a livello istituzionale e non raggiunta fra chi vende e chi compra latte. Un approccio che rischia sempre di entrare in tensione con le regole del mercato e con i principi della concorrenza, riaprendo un dibattito già emerso più volte negli anni passati.