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Sicurezza alimentare: cosa preoccupa i consumatori Ue

Un sondaggio Eurobarometro 2025, commissionato dalla Commissione europea e condotto dall’EFSA, analizza il rapporto dei cittadini dell’Unione con la sicurezza alimentare. I dati raccolti nel corso dell’indagine sono stati messi a confronto con quelli del 2022, per valutare cambiamenti e tendenze sulle stesse tematiche. I risultati offrono così un quadro comparativo utile a comprendere come si stia trasformando la sensibilità dell’opinione pubblica rispetto alla sicurezza del cibo che arriva in tavola.
Emerge prima di tutto un fatto: gli europei conoscono sempre meglio il funzionamento del sistema di sicurezza alimentare dell’UE. Secondo l’ultimo Eurobarometro, infatti, la quota di cittadini informati è aumentata del 6% rispetto al 2022.

Gli additivi (71%) e i pesticidi (67%) restano i temi più noti, ma cresce sensibilmente l’attenzione
verso malattie animali (+5 punti), microplastiche negli alimenti (+8) e intossicazioni alimentari (+5).
Sul fronte della fiducia, i medici di base e gli specialisti si confermano le fonti più autorevoli (90%),
seguiti da scienziati che lavorano in un’università o in un istituto di ricerca finanziato con fondi pubblici
(84%), le organizzazioni dei consumatori (82%) e gli agricoltori e i produttori primari (82%). Le autorità
nazionali (70%) e le istituzioni europee (69%) guadagnano leggermente terreno rispetto alla precedente
rilevazione. Ma dove trovano le notizie? La televisione resta il principale canale informativo (55%), pur segnando un calo del 6% vs. il 2022. Crescono invece i social network e i blog, utilizzati dal 25% degli intervistati (+4). Al secondo e terzo posto tra le fonti più consultate figurano conversazioni con amici e familiari (42%) e i motori di ricerca online (38%).

Sicurezza alimentare: la ricerca

Tra marzo e aprile 2025 sono stati intervistati oltre 26mila cittadini dei 27 Stati membri e altri 5.600 di 7 Paesi candidati all’adesione (Paesi IPA), rappresentativi di diversi gruppi sociali e demografici, nelle rispettive lingue nazionali. L’indagine, che aggiorna quelle svolte nel 2005, 2010, 2019 e 2022, consente di tracciare l’evoluzione delle percezioni dei consumatori europei.