Accordi di libero scambio, tra nuove aperture e possibili stop
Tra nuovi protezionismi e catene di fornitura in tensione costante, gli accordi di libero scambio restano cruciali per stabilità degli approvvigionamenti e l’accesso a vecchi e nuovi mercati. Tre i fatti principali della settimana: la del firma Mercosur–EFTA, l’entrata in vigore dell’accordo Serbia–Egitto, e la proposta UE di sospendere gli accordi commerciali con Israele.
Mercosur–EFTA: accordo firmato a Rio. Via libera politico, ora le ratifiche
I Paesi EFTA (Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein) e Mercosur hanno firmato l’accordo di libero scambio a Rio de Janeiro: si apre un’area integrata di quasi 300 milioni di persone e circa 4,3 trilioni di dollari di PIL. Entrerà in vigore dopo le ratifiche nazionali. Il testo include concessioni tariffarie e tutela delle indicazioni geografiche lato EFTA; per l’industria UE il rischio è perdere “prima mossa” in Brasile/Argentina se il dossier UE–Mercosur resta indietro.
Il trattato copre il commercio di beni e servizi, con eliminazione di tariffe per alcuni comparti e l’ampliamento dei contingenti per altri. Nel 2024 gli scambi di beni tra Brasile ed Efta ha raggiunto i 7,14 miliardi di dollari, pari all’1,22% del totale brasiliano.
Serbia–Egitto: accordo di libero scambio in vigore dal 1° settembre
Nella prima fase, quasi il 50% dei prodotti agricoli e il 30% di quelli industriali sono esenti da dazio; entro 10 anni la liberalizzazione coprirà oltre il 90% delle voci. L’accordo comporta anche procedure amministrative semplificate, certificazione e riduzione delle barriere commerciali. Inoltre, apre uno spazio per nuovi investimenti e investimenti congiunti da parte di società serbe ed egiziane, soprattutto ai fini dell’ingresso in mercati terzi.
Israele: la Commissione propone di sospendere gli accordi commerciali
La Commissione Europea ha raccomandato la sospensione dell’accordo di libero scambio con Israele, una mossa che potrebbe avere significative ripercussioni economiche. La proposta, sostenuta da Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, fa parte di un pacchetto di sanzioni volto a fare pressione su Israele per la situazione umanitaria a Gaza. La misura, se attuata, influirebbe sul 37% del commercio totale di Israele con l’UE, un valore stimato in 43 miliardi di euro. Oltre all’accordo commerciale, le sanzioni includono la possibilità di colpire alti ministri israeliani, la creazione di un fondo per i palestinesi e il blocco di milioni di euro in fondi bilaterali. L’UE esporta in Israele oltre 89 mln di dollari di formaggi.
