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Gdo, il 2022 sarà l’anno più difficile della storia secondo Coop

All’interno dell’analisi del Rapporto Coop 2022 non poteva mancare uno sguardo alla Gdo. In Italia, il retail sta giocando un ruolo di primo piano nel contenimento dell’inflazione in virtù della scelta di non trasferire a valle, cioè a scaffale, la totalità degli aumenti ricevuti, anche qui solo in parte, dall’industria. La questione è da mesi al centro di dibattito e polemiche: da un lato quanti chiedono alla Gdo di accogliere gli aumenti, e trasferirli, perché l’industria non regge più e dall’altro il retail, che teme la flessione dei volumi e lo spostamento verso il discount. L’Italia, tra tutti i paesi Ue è quello dove l’inflazione nel carrello è più ridotta ma, al tempo stesso, è anche il paese dove gli aumenti stanno impattando di più, anche per l’assenza, almeno fino a questo momento, di una reale politica di sostegno a famiglie e imprese riguardo il caro bollette.

Gdo: costi energetici passati dall’1,7% al 4,7% sul fatturato, nel 2022

Secondo il Rapport Coop, questo 2022 (e forse ancor di più il 2023) potrebbe essere l’anno più difficile della storia della grande distribuzione organizzata in Italia. Da un lato, infatti, le imprese retail devono fare i conti con l’eccezionale rincaro dei listini industriali e l’esplosione del caro energia. Dall’altro dalle difficoltà della domanda finale e dalla necessità di attutire l’effetto sulla capacità di acquisto del consumatore. Ad oggi, infatti, i prezzi dei beni alimentari venduti dall’industria alle catene della Gdo sono cresciuti del 15% rispetto allo scorso anno (var % tendenziale luglio-agosto 2022-2021), mentre l’inflazione alla vendita nello stesso periodo ha fatto segnare un valore di poco superiore al +9% (il differenziale fra il prezzo all’acquisto e quello alla vendita segna un -5,7% a tutto svantaggio della grande distribuzione). E a schizzare in alto sono soprattutto i prezzi all’acquisto dei prodotti basici, così l’olio di semi segna un +40,9%, quello di oliva un +33,1% e ancora la pasta (+30,9%, la farina +25,4%). Contemporaneamente, dopo lo tsunami energia che si è abbattuto anche sulla grande distribuzione, i costi energetici, che nel 2019 valevano l’1,7% del fatturato, sulla base dei futures sull’energia si moltiplicheranno almeno per tre volte raggiungendo nel 2022 una incidenza del 4,7% e del 5,2% nel 2023.

Per quanto attiene ai formati, seppur il 2022 registra per la Gdo un lieve ritorno alle espansioni delle superfici, per lo più a discapito dei punti vendita di prossimità, è il discount a registrare ancora una volta la maggiore crescita mentre prosegue il declino del formato dell’ipermercato. E l’e-grocery, che sembra aver perso quella spinta propulsiva, peraltro drogata dal lockdown, si mantiene su quote molto basse soprattutto se paragonate al resto d’Europa; nel 2021 si attesta su un 2,9% con previsioni 2030 che non superano il 6% a fronte di ben altro dinamismo in casa degli inglesi (dal 12% al 19%) o dei francesi (dall’8,6% al 16%).
 

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