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Gdo: energetici fuori controllo, scatta l’ora degli aumenti

“Chiediamo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rappresentante dell’unità nazionale e coordinatore e supervisore dei poteri dello Stato, di esercitare la propria influenza sul governo, ancorché dimissionario, perché adotti, in via straordinaria e urgente, provvedimenti che calmierino i costi energetici sempre più onerosi per le imprese e le famiglie e compensino la progressiva perdita di potere d’acquisto dei consumatori a causa dell’inflazione“. A lanciare l’allarme sul rincaro dei costi energetici è, fra i tanti, Giovanni Arena, presidente del Gruppo VéGé Italia, rappresentante di Federdistribuzione Sicilia e direttore generale del Gruppo Arena. Che, sulle pagine de La Sicilia, spiega: “Da luglio il costo è stato di 4,4 volte maggiore rispetto a luglio 2021. Ad agosto stiamo registrando un rincaro del 10-15% e gli indicatori predittivi della curva degli oneri per i prossimi mesi indicano una ulteriore crescita del 30%. Se il trend ascendente dei costi aumentasse ancora, come gruppo societario avremmo difficoltà serie a gestirli”. Secondo una stima, prima dei rincari il costo dell’energia incideva per circa l’1,5% del fatturato del Gruppo. Oggi, con gli aumenti delle ultime settimane, si è arrivati al 5%.

Sul tema, qualche giorno prima, era già intervenuto Giorgio Santambrogio, amministratore delegato Gruppo VéGé e vicepresidente Federdistribuzione, che ha disegnato un quadro a tinte foschissime: “Si preannuncia un autunno rovente all’insegna dell’austerity, con un’impennata ulteriore dei prezzi dei prodotti alimentari e molti fallimenti per le catene di supermercati”. Appare evidente che la Gdo non è più in grado di assorbire gli aumenti ed erodere ulteriore marginalità. Tutto preme: dai costi fissi alla logistica, dai fornitori alle materie prime. L’ultima impennata degli energetici, che sta mettendo seriamente a rischio tutta la filiera agroalimentare, costringerà le insegne a scegliere fra due opzioni, entrambe ben poco auspicabili: forti aumenti o chiusure. “Se il governo ci considerasse un settore energivoro come in realtà siamo, potremmo usufruire di agevolazioni al fine di tentare di raffreddare i futuri rincari dei generi alimentari. Non possiamo più ignorare la centralità dei punti di vendita all’interno del tessuto economico e sociale del Paese”, conclude Santambrogio, che parla dei aumenti vicini per tutti i beni di prima necessità come pane, pasta, carne e formaggi.

Lo spettro delle chiusure aleggia anche nel mondo della trasformazione. La domanda che tutti si fanno è semplice: fino a quando si potrà continuare a lavorare a pieno regime, con questi costi dell’energia? Si comincia, sempre meno sottovoce, a parlare di blocchi e accesso alla cassa integrazione. L’unica a non occuparsi dell’argomento, al momento, sembra essere la classe politica. Impegnata in una campagna elettorale su temi lontanissimi dall’agroalimentare e da quelli di un paese che rischia la chiusura.