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Svizzera: export di formaggio in calo del 7,9%, nei primi sei mesi dell’anno. Ma non verso Italia e Francia

Dopo un 2021 da record, si raffredda l’export di formaggio dalla Svizzera, anche a causa dell’apprezzamento del franco. Secondo i dati diffusi da TSM Treuhand, la confederazione elvetica ha esportato circa 34.400 tonnellate di formaggio nei primi sei mesi del 2022, pari a quasi 3.000 tonnellate in meno, ovvero il -7,9%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Particolarmente forte è stata la flessione della categoria dei formaggi semiduri, che calano del 14,6%, seguiti dalla fonduta pronta (-13,5%), dai formaggi a pasta molle (-8%) e dai formaggi a pasta dura (-5,3%).

Guardando alle diverse tipologie di prodotto, le maggiori perdite sono state registrate dai formaggi ad alto valore aggiunto come lo Sbrinz (-30%), l’Appenzeller (-17,2%) e la Raclette (-15,6%). Per Gruyère ed Emmentaler, il calo delle esportazioni è stato più contenuto, rispettivamente del -4,4% e del -5,2%. Tilsiter, invece, ha registrato un aumento del 32,5%, per un totale di 120 tonnellate. Quanto ai paesi importatori, l’Italia guadagna il primo posto con circa 13.500 tonnellate, seguita dalla Germania (quasi 10.000 tons), che nel 2021 era il primo paese importatore, e dalla Francia (6.400 ton), che si conferma al terzo posto. I dati mostrano che a diminuire è l’export verso la Germania: le importazioni, nel 2021, avevano raggiunto le 34.804 tonnellate, pari a circa metà del volume totale delle vendite in Europa mentre nei primi sei mesi del 2022 si sono ridotte a circa 10mila. Italia e Francia hanno in realtà già superato i quantitativi totali importati nel 2021, rispettivamente pari a 11.548 tonnellate e 6.731 tonnellate.

Anche le importazioni di formaggio, in Svizzera, sono diminuite del 5,4%, arrivando a 37.380 tonnellate nella prima metà dell’anno.

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