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Gdo quale futuro? Paure, tensioni per prezzi, e crollo della marca

Dal Rapporto secondo Coop 2021, ultimo capitolo. Protagonista la Gdo. Avete letto bene, spunti e appunti interessanti si ritrovano nelle pagine finali, a conferma che il sale è nella coda. E allora, come per leggere il caro e vecchio negativo, ecco la fotografia scattata dalla tradizionale indagine redatta dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione e il supporto di altri enti ed istituti. Intitolato “Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, il Rapporto Coop non manca di accendere i riflettori anche sulla casa della Grande distribuzione. 

Le differenze tra industria e distribuzione

Guardando allo scenario complessivo, al pari degli italiani, gli operatori della filiera alimentare vedono un futuro più rosa ma con accenti diversi fra industria e distribuzione. Queste due facce della medaglia del business hanno beneficiato della nuova centralità del cibo durante il lockdown. Tuttavia, divergono quando si guarda ai rispettivi livelli di profittabilità. L’industria alimentare mantiene performance di redditività doppie rispetto alla distribuzione. Non a caso quasi uno su due tra i manager della Gdo intervistati nella survey di agosto prevede uno strutturale peggioramento dei risultati economici. Così come appare chiara la necessità di dover reinventare il modello di business minacciato dalla coda lunga della recessione pandemica sui redditi delle famiglie, dall’affermazione dei discount che non conosce tregua e dall’intensificarsi della tensione competitiva fra le insegne.

La Gdo e i temi da affrontare

Al centro delle strategie future per il 45% del campione occorre riprogettare i punti vendita. Ad esempio, perseguendo una integrazione della rete fisica con i nuovi canali virtuali (39%) e lavorando per una riqualificazione del personale (34%). Solo dopo si punta l’attenzione sugli investimenti per potenziare le vendite online, ancora in crescita. Ma attenzione: anche dopo l’exploit del 2020 (+121%) l’e-grocery resta un segmento piccolo delle vendite alimentari complessive (poco sopra il 2% del totale Gdo). Peraltro, dopo una crescita nel primo semestre 2021 del 46% molti operatori ritengono che, nei prossimi 12-18 mesi, la progressione si fermerà o arretrerà o che sarà inferiore al 20%. E nello scenario di breve periodo? Che cosa bolle in pentola? A generare le maggiori preoccupazioni per la Gdo è la dinamica dei prezzi all’acquisto e alla vendita. Vi è il concreto rischio che il retail alimentare resti schiacciato tra la diminuzione dei prezzi al consumo (-0,7% la deflazione del prezzo dei prodotti alimentari nel primo semestre 2021) e l’annunciato aumento dei prezzi delle materie prime e dei listini dei fornitori industriali. Una bella matassa da dover districare e non sarà facile.

Il crollo del concetto di brand (ma non per tutti)

Ma sullo sfondo c’è un altro tema che comunque impatta lo scaffale e il suo assortimento. Dal Rapporto Coop 2021 emerge che una quota rilevante di consumatori è protesa alla ricerca del cibo in grado di garantire maggior benessere, prestando molta attenzione all’etichetta. L’attenzione crescente ai contenuti intrinseci dei prodotti porta gli italiani a rinunciare a una sorta di fiducia incondizionata verso il brand. Il declino progressivo della marca continua da tempo, sia per l’avvento dei discount che ormai cubano il 20% delle vendite Gdo, sia per la crisi negli altri canali della distribuzione moderna. Il Rapporto Coop 2021 rileva che dal 2013 le grandi marche hanno accusato una flessione del 9%. A questo ha fatto da contraltare tanto la crescita della Mdd quanto l’incremento delle performance collezionate dai piccoli produttori. 

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