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Il 75% dei consumatori chiede l’etichetta climatica per gli alimenti. E non vuole rinunciare a carne e formaggi

I consumatori sono fortemente preoccupati dal cambiamento climatico, desiderosi di conoscere l’impronta ambientale di ciò che mangiano e poco disposti, in buona parte, a rinunciare per questo al consumo di proteine animali. Due diverse notizie, in arrivo entrambe dalla Germania in questi giorni, fotografano perfettamente ciò che condiziona, o potrebbe condizionare, le scelte d’acquisto dei consumatori. Da un lato, ci sono i dati relativi alla crescita del consumo di bevande vegetali, che rimangono comunque lontanissimi da quelli del latte, e dall’altro una ricerca condotta, per conto di Nestlè, dall’Istituto Allensbach per la demoscopia di Francoforte sul Meno: “So climate friendly is (s) t Germany”. I cui risultati mostrano che ben tre quarti degli intervistati (75%) sono favorevoli all’adozione di una etichetta climatica per gli alimenti. Interrogati su cosa sia un’alimentazione sostenibile dimostrano di non aver ancora le idee perfettamente chiare ma su una cosa sono concordi: solo una piccola parte sarebbe disposta a rinunciare al consumo di proteine animali. Due buone notizie per il settore perché dimostrano che c’è ancora molto spazio per informare e dialogare con il consumatore, ben lontano da chiusure ideologiche o dall’individuare una soluzione nell’eliminazione degli alimenti di origine animale.

Impennata delle bevande vegetali in Germania: +46% nel 2020 

Il mercato delle bevande alternative al latte sta crescendo rapidamente anche in Germania, secondo i dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica (Destatis). Nel 2020 sono stati importati in Germania 206 milioni di litri di bevande a base vegetale, per un valore di circa 134 milioni di euro, pari a una crescita del 46% in più rispetto all’anno precedente (141,3 milioni di litri). Rispetto al 2017, quando i dati sono stati registrati per la prima volta, le importazioni sono più che raddoppiate (+130%). Anche se le alternative vegetali al latte sono sempre più ricercate, la produzione interna di latte alimentare di origine animale è circa 40 volte superiore: nel 2020, 8,2 miliardi di litri di latte alimentare sono stati prodotti per la vendita e altri 7,2 miliardi di litri di latte per la trasformazione. Il 73% del latte bevuto era latte intero e il 27% a basso contenuto di grassi. I dati di produzione mostrano una tendenza verso il latte a basso contenuto di grassi: nel 2017, la quota di latte a basso contenuto di grassi era ancora al 21% e quella del latte intero al 79%. 

Climate change: per due terzi degli intervistati occorrono misure drastiche e un’etichetta climatica. Ma solo il 14% si dichiara disponibile a rinunciare alle proteine animali

Secondo i dati dello studio Nestlé 2021, condotto dall’Istituto Allensbach, il 68% degli intervistati considera la lotta ai cambiamenti climatici la sfida globale più importante, ancor prima di combattere malattie ed epidemie, nonché l’inquinamento ambientale (65%), garantire il cibo (56%) e frenare il flusso di rifugiati (46%). Per questa ragione è favorevole all’introduzione di una etichetta climatica per gli alimenti. Due terzi dei consumatori sono molto preoccupati per le conseguenze dell’aumento del riscaldamento globale. Di conseguenza, una netta maggioranza (82%) chiede misure rapide e globali per combattere il cambiamento climatico. Il 71% è addirittura favorevole a prendere in considerazione misure drastiche perché circa quattro intervistati su cinque temono che il cambiamento climatico avrà effetti catastrofici anche per la Germania. Allo stesso tempo, le attività contro il cambiamento climatico hanno un forte impatto emotivo: l’88% degli intervistati si sente bene quando fa qualcosa per proteggere il clima e l’ambiente in cui vive.

Per il 41% delle persone intervistate, i prodotti regionali fanno parte di una dieta rispettosa del clima, soprattutto perché associati al mancato trasporto del cibo. La restrizione del consumo di carne è seguita a notevole distanza (20%). Allo stesso tempo, ben il 21% non sa spiegare con precisione cosa intende per nutrizione rispettosa del clima. Quasi due terzi degli intervistati citano come molto importante evitare lo spreco alimentare e i cibi per i quali le foreste sono in parte disboscate su larga scala (57%), favorendo invece gli alimenti regionali (56%) e stagionali (55 per cento). Evitare la carne (22%) e i prodotti animali come latte o formaggio (14%) sono in fondo alla lista.

Perché la ricerca dimostra che il consumatore non vuole evitare carne o derivati animali come latte o formaggio: per il 47% della popolazione è fuori questione consumare solo pochi prodotti animali come latte o formaggio mentre per un altro 16% questa scelta sarebbe molto difficile. Il 38% esclude tout court una sostanziale rinuncia alla carne e il 14% la troverebbe difficile.

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