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Il Nutriscore è già fra noi: si chiama Yuka e spopola tra i consumatori. Ma è pieno di errori e premia soprattutto i prodotti bio (prima parte)

Non c’è giorno che passi senza che si parli di Nutriscore, il sistema di etichettatura a semaforo ideato dai francesi che vede l’Italia fra i maggiori oppositori, sia per quanto riguarda il sistema in sé che per una adozione europea, verso cui spingono in tanti. A favore di questo sistema si son schierati molti scienziati, perfino italiani, come il consulente del ministro Roberto Speranza, l’ex attore Walter Ricciardi che di recente ha accettato l’incarico di membro del Comitato Scientifico del ministero della Salute francese, cioè la versione francese dell’Istituto Superiore di Sanità. Certo, il caso di Ricciardi fa molto rumore, ma non è l’unico scienziato italiano, in realtà, ad appoggiare il semaforo francese. Nel frattempo, il ministro per le Politiche Agricole Patuanelli continua a scagliarsi contro il Nutriscore, preoccupato che questo tipo di classificazione nutrizionale degli alimenti penalizzi alcuni fra i prodotti simbolo del Made in Italy, come i salumi, i formaggi o l’olio. Come spesso accade, però, la realtà (e la potenza del digitale) supera confini e schieramenti. E così, mentre la politica discute, i consumatori italiani, complice anche la grancassa dei social e il passaparola, il Nutriscore in realtà lo utilizzano già, semplicemente inquadrando con il proprio smartphone i codici a barre presente sulle confezioni di tutti i prodotti alimentari e utilizzando un’app che si chiama Yuka, disponibile per iOs e Android, che sta spopolando on line. Ma come funziona? Ed è proprio uguale al Nutriscore?

Yuka: l’app che ha portato il Nutriscore sugli smartphone italiani

“L’obiettivo di Yuka”, si legge sul sito di presentazione, “è aiutare i consumatori a prendere le migliori scelte per la loro salute e spingere i gruppi industriali a migliorare la qualità dei loro prodotti”. Il funzionamento è semplicissimo: una volta scaricata l’app è sufficiente scansionare il codice a barre presente sulle confezioni per accedere alla scheda di valutazione relativa all’alimento, da un database di oltre 1,5 milioni di prodotti censiti. Ma molte delle schede, come vedremo nella seconda puntata di questa inchiesta, riportano errori significativi (ad esempio la presenza di fibre nei formaggi o la totale assenza di grassi o sale) a causa dei quali due prodotti, ad esempio due buste di formaggio grattugiato della stessa tipologia, possono ottenere l’uno il disco verde e l’altro una valutazione arancione o rossa.

I criteri di valutazione

Yuka, in realtà, è un po’ diverso dal Nutriscore, poiché da un lato ammorbidisce il metodo di calcolo ma, dall’altro, premia i prodotti con certificazione bio e inserisce gli additivi nella valutazione, cosa che il semaforo non fa poiché il tema è ancora oggetto di approfondimento nel mondo scientifico. La valutazione, come spiegano sempre sul sito, avviene basandosi su tre criteri:

1) Le caratteristiche nutrizionali (60% della valutazione)

Il metodo di calcolo si basa su quello di Nutriscore che prende in considerazione calorie, zuccheri, sale, grassi saturi, proteine, frutta e verdura. “Il metodo di calcolo Nutriscore”, precisano, “è stato reso meno rigido nella valutazione Yuka allo scopo di evitare l’effetto cuscinetto proprio di Nutriscore, che può portare a delle differenze di valutazione ingiustificate tra due prodotti con valori nutrizionali simili”.

2) La presenza di additivi (30% della valutazione)

Il quadro di riferimento tiene conto conto delle opinioni di Efa, Anses e Iarc ma anche di molti studi indipendenti. Secondo i risultati delle ricerche esistenti, a ciascun additivo è assegnato un livello di rischio: nessun rischio (disco verde), rischio limitato (disco giallo), rischio moderato (disco arancione), rischio elevato (disco rosso). “In presenza di un additivo che consideriamo ad alto rischio, il punteggio massimo del prodotto è fissato a 49/100. In questo caso, tale criterio può quindi rappresentare più del 30% del punteggio”. I dettagli del rischio associato a ciascun additivo, nonché le corrispondenti fonti scientifiche, sono riportati nell’applicazione.

3) Il bio (10% della valutazione)

Si tratta di un bonus concesso ai prodotti biologici per il solo fatto di godere di questa certificazione.

Miti e leggende sul Nutriscore

Yuka consente anche di sfatare alcuni miti che non aiutano di certo la causa di chi osteggia il semaforo francese. C’è una parte del problema infatti che è tutta, tipicamente italiana: questa battaglia contro il Nutriscore è infarcita di un mucchio di falsità, e all’estero non fa presa esattamente per questo. Non è vero che il Nutriscore boccia in toto la dieta mediterranea e promuove solo i cibi ultraprocessati. Boccia i grassi, questo sì, e tira le fila del prodotto esattamente con gli stessi parametri oggi utilizzati per le tabelle nutrizionali che compaiono in etichetta, senza riferimenti alle quantità normalmente consumate e al regime alimentare. Ma non tutti i formaggi sono rossi così come non tutti gli affettati. La pasta in larga parte non lo è, mentre le merendine per la maggior parte sì. In molti casi, proprio come sta accadendo in questi giorni per il la bevanda ai piselli o gli insetti, il tema della battaglia contro il Nutriscore è stato utilizzato per scopi propagandistici, ripetendo come fosse un mantra il sentito dire e le approssimazioni che circolano sul tema. Con il risultato che anche le obiezioni fondate e i dubbi scientifici sono annacquati in un mare di banalità e, dove conta, la nostra battaglia viene percepita, o fatta passare, come una semplice difesa di posizioni o una guerra da ‘sovranisti’. L’Italia ha provato anche a proporre un’alternativa, cioè quella del Nutrinform Battery, che non sembra però aver trovato sponda in altri paesi europei, a differenza del semaforo.

Il Nutrinform Battery è davvero un’alternativa?

Il confronto visivo tra Nutrinform Battery e Nutriscore: il primo non si legge, il secondo sì

La prima cosa che colpisce del Nutrinform Battery è la sua poca leggibilità. Su un packaging già ricchissimo di loghi, diciture, tabelle e claim, bianco e azzurro pallido non sono certamente una scelta felice. Lo dimostra lo stesso screenshot pubblicato dal Mipaaf su Twitter, per mostrare le differenze con il Nutriscore. Una differenza balza subito agli occhi: il Nutriscore si vede (e si capisce) mentre la battery sparisce. Il secondo limite è già stato più volte messo in luce, ma non preso in considerazione: caricare una batteria è un messaggio positivo. Per tutti noi, il rosso (cioè male) si associa a batteria scarica mentre il verde (bene) ad una ben carica. Qui è il contrario: il bene è non caricare la batteria.

Zucchero e sale lontani dalle raccomandazioni nutrizionali 

Il limite più evidente è però di sostanza. Se già strutturare la giornata alimentare ‘tipo’ secondo le calorie è un sistema considerato sorpassato dalla più moderna scienza nutrizionale, prendere a riferimento l’assunzione media di un maschio adulto (cioè 2mila calorie), non aiuta a ricavare, ad esempio, informazioni per l’alimentazione dei più piccoli, che sono importantissime, o per gli anziani, gli sportivi, le donne e così via. Il dato stampato sulla Battery si adatta solo a una certa categoria di persone; per tutti gli altri, dunque, vige l’approssimazione e il calcolo personale. Ancora più lampante è l’errore commesso per zucchero e sale: secondo i parametri fissati dal ministero, la dose quotidiana di sale è di 6 grammi e quella di zucchero addirittura di di 90 grammi complessivi (cioè l’insieme degli zuccheri assunti e naturalmente presenti nei cibi). Circa il sale, le linee guida dell’Oms, e quelle dello stesso ministero della Salute italiano, fissano un tetto massimo di 5 grammi. Per lo zucchero è forse ancora peggio: sembra molto difficile che un consumatore possa stimare lo zucchero che assume non direttamente e, quindi, uniformarsi alle linee guida universalmente condivise che individuano in 25 grammi il tetto massimo di zuccheri da assumere in una giornata, ben lontani dai 90 della battery. 

La tabella delle assunzioni di riferimento utilizzata per il Nutrinform Battery

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