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Vitamina D, l’alleato del sistema immunitario di cui sono ricchi burro e formaggi

Si fa un gran parlare, negli ultimi tempi, di due sostanze presenti in quantità importanti nel burro e nei formaggi: la vitamina D e la lattoferrina. Entrambe rivestono un ruolo fondamentale per la salute in virtù della capacità di accrescere la risposta immunitaria dell’organismo e per la loro efficace azione antivirale. Caratteristiche che, ovviamente le rendono particolarmente interessanti di fronte all’emergenza Covid. Anche perché l’osservazione dei pazienti colpiti in modo più grave dal virus ha mostrato livelli bassi di questi due elementi. E così è scattata la caccia all’integratore, come qualsiasi farmacista può ben documentare. Con la lattoferrrina, in particolare, schizzata a prezzi mai visti e spesso anche difficile da trovare. Ma in tutti i casi, si tratta di dati ancora da verificare. Soprattutto, è da verificare la correlazione tra assunzione e miglioramento del quadro clinico di quanti abbiano contratto l’infezione. Proprio in questi giorni l’ospedale dell’asl di Biella ha avviato una sperimentazione pilota per la cura del Covid con la lattoferrina, mentre per ciò che riguarda la vitamina D è già acclarato che, in ogni caso, mantenere adeguati i livelli di questa proteina sia fondamentale. La Società scientifica Sis 118, che ha documentato i dati emersi da alcune centinaia di pazienti Covid, scrive: “Nella strategia di prevenzione del contagio da Sars-CoV2 è fondamentale assicurare valori ematici elevati adeguati di vitamina D3 (perché sono direttamente correlati ad una aumentata risposta immunitaria), in supporto alla terapia contro la malattia, nonché alla terapia della sindrome post-Covid, poichè la modulazione della risposta immunitaria della vitamina D contrasta la tempesta citochinica infiammatoria”.

La vitamina D3 – chiarisce inoltre Mario Balzanelli, presidente della Società scientifica – non è solo una vitamina come comunemente si ritiene ma un vero e proprio ormone, che interviene nella regolazione della risposta infiammatoria sistemica, nella modulazione della risposta immunitaria sistemica, nei meccanismi di protezione contro il danno polmonare acuto (sindrome da distress respiratorio acuto), nei meccanismi di riparazione del polmone colpito da insulti infiammatori iperacuti quali la polmonite da Covid-19, nonché di prevenzione della fibrosi polmonare in fase sindromica post-Covid-19. 

Inserendo nella dieta quotidiana i cibi che la contengono, come il burro, si può raggiungere circa il 20% del fabbisogno giornaliero di vitamina D.

La via più semplice è nel piatto 

Come spesso succede, però, queste indicazioni mediche si sono trasformate nella caccia all’integratore fai da te, per la gran parte dei casi assunto nei modi e nelle dosi trovate su qualche pagina Facebook o in un video di Tik Tok. Niente di più sbagliato: la prima via per integrare sostanze importanti per il nostro benessere e la salute è scegliere con cura ciò che mettiamo nel piatto. E, dunque, scoprire quali cibi contengano in maggior quantità di quelle sostanze. Modulare l’apporto di nutrienti attraverso l’alimentazione è il modo più virtuoso di pensare a ciò che mangiamo e a come mantenerci in forma. E’ un approccio mentale, prima ancora che pratico, di cui già Ippocrate parlava ben 2.500 anni fa: “Fa che il cibo sia la tua medicina”. 

Il 20% del fabbisogno quotidiano si ricava dal cibo

Quello dell’assunzione di vitamina D è un tema importantissimo: se poca fa male, ma anche troppa non è bene. Presa in eccesso, infatti, può far male a fegato e reni. Per questo è fondamentale che la fonte di questa preziosa proteina sia in primo luogo il cibo. Inserendo nella dieta quotidiana i cibi che la contengono, si può raggiungere circa il 20% del fabbisogno giornaliero di vitamina D. Ma quali sono questi alimenti? Se state pensando alle verdure più amare, a cereali di difficile preparazione o ad alimenti costosi o poco reperibili no, niente di tutto questo. Assumere la vitamina D nelle dosi corrette è semplice e anche molto gustoso. In primis, il burro e la panna ne sono particolarmente ricchi. Questo significa che due fette biscottate imburrate per colazione o un bel pezzo di formaggio a pranzo diventano anche un ottimo modo di integrare la vitamina D: 100 grammi di burro ne contengono 60 unità mentre per il formaggio si può arrivare fino a 40. Tra le carni, quella di maiale e il fegato di manzo ne sono abbastanza ricche ma senza dubbio è il pesce l’alimento che, in assoluto, ne contiene di più. Nei vegetali, invece, il valore è molto più basso. Ne sono un po’ più ricche le verdure a foglia verde e i funghi champignons, ma comunque in quantità nettamente inferiori a quelle degli alimenti di origine animale. 

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